Parlare dell’ansia mi mette ansia, eh sì perché “lei” è una così, un po’ stronza.
Qualcuno ha mai letto la definizione che si trova sul dizionario?
Facciamolo insieme: Affannosa agitazione interiore provocata da bramosia o da incertezza.

Ecco a leggerla così non sembra nemmeno “lei”.
Spesso infatti confondiamo l’ansia con la paura, o semplicemente con i brutti pensieri, ci sentiamo schiacciati e facciamo fatica a capire come evitare di sentirci così.

Viviamo in un periodo storico dove sembra, a ragione, che il sentimento predominante sia proprio l’ansia.
Eppure non è nemmeno un sentimento, ma un costrutto che per molti diventa un vero e proprio impedimento, una limitazione.

Ci sono poi le persone “ansia-addicted”. Sapete, quelle che quando le vedi ti fanno venire voglia di lanciare loro addosso una scarica di frecce di Valium, che generalmente non hanno motivo di essere così, perché il loro è più un modo di essere.

Diciamoci la verità, ogni tanto ci crogioliamo nella parola ansia, magari anche per trovare una giustificazione rispetto alle cose che non vogliamo fare, per la paura di fallire.
Qui mi soffermo un attimo. Molto spesso l’ansia ci prende in un momento specifico, quando dobbiamo fare qualcosa di importante, o che ci sembra importante.

In quel momento iniziamo a pensare a tutto quello che può andare male ed è a quel punto che abbiamo già perso, che siamo già diventate vittime.
Non dell’ansia però, ma di noi stessi.

Adesso starete pensando “E dopo questa bella analisi da psicologa, a noi “ansiosi” cosa cambia?”
Ve lo dico subito, non cambia niente, per il semplice motivo che non esistono formule magiche anti-ansia, non esistono rimedi, non esistono soluzioni intelligenti, esistono però esercizi giornalieri che possiamo provare a fare:

Pensiamo a una situazione che ci mette ansia, immaginiamola nel dettaglio, concentriamoci su quella cosa specifica che ci fa venire il fiato corto, prendiamo un bel respiro e soffiamola lontano.
Dopo qualche minuto immaginiamo di nuovo la situazione e cerchiamo di capire se siamo riusciti ad allontanare quella sensazione.

Ridiamo, sì ridiamo tanto di noi stessi e della nostra cara amica ansia.
Quando ci sentiamo ansiosi fermiamoci un attimo e ridiamo, a costo di apparire folli.

Parliamone, non nascondiamoci, non vergogniamoci, no!
Parliamone con i nostri amici, parenti, fidanzate/i, vanno bene anche cani e gatti, anzi loro sono dei veri calmanti naturali.

Creiamoci una routine da mettere in atto prima di un appuntamento, una presentazione, un esame, qualsiasi cosa ci metta in ansia.
La routine può essere una canzone da ascoltare nell’iPod, una parola che ci ripetiamo, un particolare percorso da fare, un messaggio da mandare a qualcuno, attenzione non è scaramanzia!
È incanalare l’energia che abbiamo in eccesso e che si trasforma da ansia in qualcosa di utile.

Come ultima cosa, ricordiamoci che la barca è nostra, siamo noi al comando, anche quando ci sembra di essere in mare aperto in balia delle onde, la rotta la tracciamo sempre noi.

E per gli amici ansiosi “No ansia, no party” .

Anita Pallara

(Illustrazione, Sara Ottavia Carolei)

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