Carlotta è una di quelle giornaliste belle, sofisticateintelligenti che possono allo stesso tempo essere al primo posto nella lista delle It-girl durante le settimane della moda e intervistare mostri sacri dell’arte e della scienza senza battere ciglio.

Collabora prevalentemente con Vogue Italia, L’Officiel Hommes e L’Officiel Italia, è elegante qualunque cosa faccia, ha un senso dell’umorismo veramente irresistibile e una gentilezza di modi che raramente s’incontra nel nostro mestiere.
Un essere quasi mitologico, insomma.

Io e Carlotta ci siamo conosciute (prima di tutto virtualmente a dire il vero) anni fa quando entrambe collaboravamo con il magazine online Enquire e in un modo delicato eppure continuo, abbiamo ognuna tenuto d’occhio la carriera dell’altra.

Complimentandoci a vicenda per i successi, dandoci piccole spinte a fare sempre meglio, sostenendoci a modo nostro.

Anche quando solo sotto forma di un commento carino a una foto su Instagram, Carlotta non ha mai mancato di dimostrare che a incoraggiare gli altri non si perde nulla, anzi.

Di Carlotta ammiro l’intraprendenza, il coraggio, l’etica del lavoro (come direbbe Miranda Priestly), ma anche la sua elegante attitudine a un minimalismo mai noioso, sempre estremamente femminile.

Ci siamo ripromesse che presto inventeremo qualcosa da fare assieme e sono sicura che non rimarranno parole nell’aria.

Nel frattempo le ho fatto qualche domanda per curiosare un po’ nella sua testolina vivace, ma soprattutto perché volevo che la conosceste meglio anche voi.

Quando hai avuto l’illuminazione che ti ha fatto capire di voler diventare una giornalista?
Quando ero piccola mia madre mi chiese di scrivere una storia: “C’era una volta un principe e poi è morto”. Questa fu la prima testimonianza, decisamente poco prolissa, del mio interesse per la scrittura.
Crescendo ho sviluppato una forte curiosità anche per gli eventi. A 12 anni organizzavo feste di compleanno o cacce al tesoro realizzando inviti e premiazioni con coppe e medaglie.
I libri e le riviste di moda mi facevano compagnia, riempendo i momenti di solitudine.
Imparavo a memoria i nomi delle modelle, dei fotografi e dei giornalisti di Vogue Italia che oggi ho il piacere e la fortuna di conoscere.

Da freelance a freelance, dove trovi la spinta per lavorare sodo senza avere un capo che ti incita a farlo dalla scrivania di fronte?
Essere capi di se stessi non è semplice e senza la giusta motivazione si fa presto a chiudere la P.iva.
La spinta per lavorare duro proviene indubbiamente dalla passione per il mio lavoro e dal rispetto che ho nei confronti di chi crede nella mia professionalità.

E le idee, dove le cerchi?
Me lo chiedo spesso quando in poche ore mi viene chiesto di scrivere e consegnare un articolo.
Le idee nascono dalla profonda osservazione, quasi maniacale, di un personaggio, un comportamento o un dettaglio.
La curiosità è l’ingrediente che non può mancare.

Di cosa non hai ancora scritto, ma ti piacerebbe farlo?
Mi piacerebbe scrivere un thriller. Qualche capitolo per ora è congelato dentro una cartella del PC, ma la mia indole ironica prevale su quella cupa, infatti ho da poco lanciato un nuovo progetto su Facebook, “All of Lotta“. La mia vita tragicomica impressa su vignette che vedranno spesso la presenza di mia madre: la donna più simpatica che conosco.

Qual è il lato più entusiasmante e invidiabile del tuo lavoro?
Non credo possa considerarsi invidiabile. Di sicuro ho qualche privilegio come il poter visionare in anteprima servizi, cover, video di backstage firmati da grandi fotografi come Steven Meisel, Paolo Roversi, Peter Lindbergh, Michel Comte.
Il lato che più mi emoziona, è quello di riuscire a penetrare le vite di grandi personaggi grazie alle interviste commissionate da L’Officiel Italia e L’Officiel Hommes.
Quella che ricordo con piacere è stata senza dubbio quella a Remo Ruffini.

Una figura che ti ispira a fare sempre di più e sempre meglio?
L’ambizione e i sogni in cui credo danno un grande spinta, ma le persone che mi vogliono bene mi supportano nei momenti più difficili.
Gli ostacoli sono comunque necessari per mettersi alla prova e in discussione.
Se tutto filasse liscio che noia sarebbe?

Qual è la tua colonna sonora ideale mentre lavori?
Passo dal rock alla dance con disinvoltura, ma ammetto di avere un debole per i Creedence Clearwater Revival e i Dire Straits che danno la giusta carica.  

Cosa fai quando ti dimentichi di essere una giornalista?
Trascorro il tempo libero con le poche persone positive che fanno parte della mia vita.
L’arte e il cinema riescono a riempire di bellezza occhi e anima, ma ammetto che la scrittura sia sempre in “agguato”, bussando alla porta della quotidianità.
Essendo una passione faccio fatica a dimenticarmene.

In quale posto preferisci scrivere?
La location varia in base all’argomento da trattare.
Quando il tema è leggero scrivo sdraiata comodamente sul divano, in barca sfruttando le note dell’i-Phone o su un pezzetto di carta raccattato in borsa.
Se il lavoro è particolarmente impegnativo invece ho bisogno della mia Panton chair e uno spazio di lavoro ampio e ordinato.

Qual è il tuo mantra?
“Se nessuno ti odia stai sbagliando qualcosa”.

Potete seguire Carlotta sul suo profilo Instagram Superlottie (io ve lo consiglio caldamente, le sue foto sono meravigliose e le sue frasi strappano sempre risate e riflessioni).

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