Oggi è l’ultimo giorno di Arte Fiera, ma per me è già tempo di trarre conclusioni e fare bilanci.

Dal vernissage di giovedì a ieri mi sono gettata completamente dentro il vortice della fiera, passando le giornate tra opere d’arte più o meno nuove, artisti più o meno appassionati e curatori più o meno attenti.

Sì, perché il bello di Arte Fiera è il suo essere così eterogenea, l’ospitare personaggi diametralmente opposti (mi basta pensare ai due artisti di cui presto troverete le interviste qui su Style Behind: Omar Hassan con i suoi quadri creati boxando ed Enzo Cacciola, maestro e figura chiave della pittura analitica).

Arte Fiera è il punto d’incontro tra chi ama l’arte come semplice fruitore e chi la brama a tal punto da diventare collezionista.
Spesso essere testimoni di certi scambi e dialoghi che si vengono a creare è più affascinante che osservare le opere stesse.

Per una come me che ha studiato arte senza quasi mai approfondirne l’aspetto prettamente economico e di mercato, c’è sempre da imparare in una fiera in cui coabitano in armonia lavori di De Chirico a cifre evidentemente inarrivabili e tele di artisti semi emergenti che se risparmiassi per un po’, potrei permettermi di vedere appese nel mio salotto.

Faccio fatica a dare un prezzo all’arte, io. Ma d’altronde non sono una gallerista, né una collezionista.
Nel mio piccolo con Bibiduni mi vedo costretta a definire il prezzo di una mia creazione, ma stiamo parlando di illustrazione e artigianato, quindi è tutta un’altra storia.

Quest’anno mi sono decisa a imparare (si fa per dire) a valutare un’opera.
Ho chiesto, ho fatto domande, ho indagato. E sapete cosa ho capito?
Che non sempre il nome dell’artista, l’età di un’opera, la fama di un movimento o la sua popolarità definiscono il valore economico.

Pensavo ad esempio di trovare numeri a tredicimilioni di cifre di fianco ai lavori di Damien Hirst e invece li ho trovati scritti sui cartellini di opere di artisti che fino a quel momento non avevo mai sentito nominare neppure per sbaglio.

C’è sempre da imparare, dicevo, soprattutto in un mondo in cui si vendono l’effimero, la sperimentazione, le idee, la bellezza (e talvolta la bruttezza, anche voluta).

Come vi ho già anticipato sopra (e su Instagram), presto troverete due brevi ma molto interessanti interviste ad artisti che ho avuto l’onore di poter conoscere da vicino:
Omar Hassan ed Enzo Cacciola.

Due diverse generazioni, due diversi approcci, la stessa luce negli occhi quando parlano del proprio lavoro, della propria ricerca.

Perché in fin dei conti per quanto mi riguarda questa resta l’unica cosa che m’interessa davvero e che cerco quando visito una fiera come Arte Fiera: l’amore per l’arte, quello autentico. E il bisogno viscerale di creare per raccontare e scoprire.

(Ph. Sara Ottavia Carolei/ Style Behind)

One thought on “Arte Fiera 2017, pensieri

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