Ancora una volta solo tre domande (regola auto-imposta per le mini interviste come questa), pochi minuti di tempo a disposizione e davanti a me un artista di elevatissimo spessore: Enzo Cacciola.

Fin da subito disponibile e gentile, Enzo Cacciola si è dimostrato entusiasta e appassionato, cosa che raramente capita quando si incontrano artisti di tale peso.

Nato ad Arenzano (GE), Enzo Cacciola vive e lavora nei pressi dell’affascinante borgo medievale di Rocca Grimalda in provincia di Alessandria, del quale dagli inizi degli anni Novanta è stato anche sindaco per circa un decennio.

Il percorso di Cacciola prende il via negli anni Settanta e si sviluppa in una costante ricerca sulla pittura in sé, sulla superficie e sulle relazioni che intercorrono tra loro.
È proprio questa inclinazione a condurre il lavoro dell’artista verso la pittura analitica, movimento affermatosi quasi spontaneamente in quel periodo, la cui importanza e specificità è sempre più oggetto di attenzioni e riconoscimenti, malgrado non sia mai stato definito e qualificato da nessun manifesto o da aperte dichiarazioni di rottura.

Già da qualche anno a questa parte la pittura analitica è oggetto di un rinnovato e forte interesse da parte di curatori e fruitori.

Ad Arte Fiera il fermento attorno ad essa si avvertiva fortissimo: oltre alle opere di Enzo Cacciola, in molti stand di gallerie d’arte erano presenti lavori di tutti i più importanti esponenti italiani della corrente, come Pinelli, Griffa, Cotani, Verna, Guarneri, Marchegiani, Zappettini ed altri, alcuni anche con importanti personali; anche le analoghe esperienze sviluppatesi all’estero, soprattutto in Francia, erano ben rappresentate, con un bell’allestimento dedicato a Noël Dolla (con una importante selezione di lavori storici alla galleria Menhir) e opere storiche e più recenti di Claude Viallat.

Nei giorni scorsi poi è stata ufficializzata la notizia che alla prossima Biennale di Venezia due dei cinque italiani invitati a partecipare alla “Sezione Internazionale”, curata da Christine Macel, sono i maestri della pittura analitica Riccardo Guarneri e Giorgio Griffa.

Segnaliamo anche due eventi in programma a breve: sabato 11 febbraio inaugurerà la mostra Analitica-Mente presso la galleria Res Publica di Venaria Reale (TO), che vedrà esposte opere di alcuni dei principali esponenti del movimento, come Enzo Cacciola, Paolo Cotani, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Carmengloria Morales, Gianfranco Zappettini insieme ad altri artisti che hanno condotto in quello stesso periodo sperimentazioni in qualche modo accumunabili e parallele (quelle di Paolo Masi e Rosanna Rossi) e a proposte emergenti influenzate dai dettami di alcuni maestri (i lavori di Greta Grillo e Piero Enrico Lombardo).

Alla Galleria Progettoarte Elm di Milano, la stessa che ha portato Enzo Cacciola ad Arte Fiera e presso il cui stand ho potuto incontrarlo e intervistarlo, si è chiusa da poco un’importante mostra proprio di Cacciola; dal 16 febbraio aprirà la mostra “RICCARDO GUARNERI – Una nuova stagione“, personale di opere recenti del maestro Guarneri, anch’egli noto esponente della pittura analitica fin dagli inizi, che che come si è detto tra qualche mese sarà tra i protagonisti alla Biennale di Venezia.

Non è questo lo spazio e il momento adatto per analizzare nei dettagli l’opera e le intenzioni di Cacciola, né di fare un’immersione profonda nel vasto oceano della pittura analitica, ma trovo comunque doveroso ricostruire alcuni passaggi fondamentali del cammino dell’artista per inquadrare meglio il suo lavoro.

Enzo Cacciola inizia il suo percorso con una ricerca che muove dall’astrattismo geometrico e dalla ricerca su forme e colori, in sintonia con i movimenti più affermati al tempo; nel 1971 tiene la sua prima personale alla Galleria La Bertesca di Genova.

Nel 1973 comincia a lavorare sul concetto di superficie (avvicinandosi così alle tematiche proprie della pittura analitica); mettendo da parte i materiali più comuni come i colori a olio, indaga la matericità dell’opera stessa.
Inizialmente attraverso l’uso delle “pitture industriali”, con cui realizza dapprima alcuni monocromi nei quali la diversa componente delle vernici disegna sulla superficie forme quasi impercettibili, poi le così dette “superfici integrative”, opere formate da vari elementi su tela che si compongono sulla parete, che diviene quindi parte dell’opera stessa.
Passa infine a utilizzare materiali ancora più estremi, come il cemento e l’asbesto, che stende sulla superfice dell’opera come qualunque altro materiale pittorico.

La partecipazione alla mostra Analytische Malerei del 1975 alla Bertesca di Düsseldorf curata da Klaus Honnef e Catherine Millet conferma l’importanza del contributo di ricerca di Cacciola nell’ambito della pittura analitica e dimostra anche la forte spinta dell’artista verso l’uso di materie di chiara provenienza industriale come cemento e asbesto.

Due anni dopo, con la partecipazione alla grande eterogenea mostra Documenta 6 tenutasi a Kassel in Germania, Cacciola dimostra di avere anche altre intenzioni di indagine oltre a quelle legate all’opera in sé.
L’artista infatti anziché portare un proprio lavoro decide di lasciare ai curatori stessi la possibilità di esporre un’opera classica a loro scelta nello spazio che originariamente era stato aggiudicato alle opere di Cacciola stesso.
Il quadro scelto è un Tiziano e il risultato di questa “strategia” è un forte messaggio di rottura nel rapporto tra artista, curatore e opera.
Una sorta di proclama: tutta la pittura è pittura, e tanto basta.

Dopo questa particolare esperienza, Enzo Cacciola intraprende un percorso che potremmo definire esplorativo che lo porta a viaggiare ed esporre oltreoceano (Washington, Città del Messico, Panama City).

Nel periodo successivo, segue un percorso di riflessione e di ricerca che lo porta a confrontarsi anche con altre forme e tecniche pittoriche, indagando sulle tematiche poste dalla Transavanguardia, con la partecipazione alla mostra Pittura in radice curata da Achille Bonito Oliva (1981, Galleria Artra Studio, Milano) e sviluppando alcune nuove linee d’indagine che abbracciano aspetti dell’arte figurativa e della sua elaborazione concettuale.
Ritorna poi alla ricerca sulla materia, riportando al centro della attenzione la sensibilità analitica che ne aveva caratterizzato il lavoro degli anni Settanta, sperimentando sempre nuove tecniche e materiali.

Oggi Enzo Cacciola prosegue attivamente e con sempre rinnovata curiosità, concentrandosi prevalentemente sull’uso di nuovi materiali industriali.

Dagli inizi degli anni 2000 infatti il suo lavoro si è concentrato soprattutto su una nuova tipologia di opere, denominata “Multigum”, che realizza facendo combaciare su di un lato del telaio due (o più) tele, dipinte di uno solo colore steso in modo assolutamente uniforme; le tele sono strette una all’altra da lunghe viti passanti e tra le due viene versata una resina industriale (multigum, appunto), che per la pressione del contatto che si crea stringendo le viti fuoriesce e invade i bordi combacianti tra loro.

Sicuramente il mio piccolo viaggio nella pittura analitica e nel lavoro di Cacciola non finisce qui, anzi.

Prima di tutto, come accennavo sopra, non mi perderò la mostra AnaliticaMente (sotto tutte le info) e di certo continuerò a seguire il lavoro degli analitici e in particolare di Enzo Cacciola, perché non averlo fatto prima a sufficienza è abbastanza imperdonabile.

Nel frattempo, ecco qui le tre domande che ho posto a Enzo Cacciola durante Arte Fiera.

Qual è attualmente la situazione della ricerca pittorica in Italia?

La ricerca pittorica in Italia è estremamente variegata, ci sono gli artisti più o meno della mia generazione che ancora stanno producendo e inventando, facendo esperienze importanti.
Poi ci sono i grandi maestri che continuano a venire esposti, ma che tuttavia muovono poco come situazione di crescita del mondo dell’arte.
Per quanto riguarda invece i giovanissimi c’è un grande fermento: molti seguono un po’ l’arte concettuale e un po’ la Transavanguardia; altri il monocromo, che è poi legato alla pittura cromatica, parte della mia corrente (la pittura analitica, ndr.). Oltre a questi vediamo anche opere che definirei complicate, ma anche estremamente felici, sempre create da giovani artisti.  Sono opere che fanno ragionare e pensare che ci sia del buono per il futuro della ricerca pittorica.

Che tipo di legame affettivo ti lega alle tue opere? 

Il legame affettivo che mi lega alle mie opere è estremamente importante. Di opere non ne ho fatte moltissime, ma sono pur sempre duemila e io ho settantun anni. È da quando ne avevo diciotto che produco, ci sono degli artisti (anche tra quelli del passato) che alla mia età ne avevano già fatte sei, sette, ottomila e molti che in un solo giorno riescono a produrne cinque, sei, perfino dieci.
Non è il mio caso, le mie opere sono ragionate, calcolate, ci vuole del tempo e proprio perché sono un numero così limitato e ragionato, me le ricordo tutte.
Mi ricordo quelle di quando avevo appunto vent’anni, che ogni tanto ritornano fuori grazie all’archivio. Chi è in possesso di queste opere, infatti, può mandarne le fotografie e mi fa un piacere enorme rivederle perché io le mie opere le ricordo, le amo e sono veramente legato a loro.
Prendiamo ad esempio l’opera che abbiamo qua dietro (12-6-74, 1974 cemento e asbesto su tela, 180 x 120 cm). Certamente sarà venduta, andrà da qualcuno. Io però ne conservo un ricordo fotografico grazie anche all’autentica della quale tengo sempre una copia e che di tanto in tanto riguardo. Ho veramente una passione enorme per le mie opere, ma d’altronde il mio non è fare così tanto per fare e men che meno crearne dieci o venti al giorno tanto per il mercato.
Tutte queste opere hanno una vita loro, certo, ma sono sempre le mie. Quando vengo invitato nelle case dei collezionisti e vedo mie opere esposte, penso che chi l’ha acquistata se la gode quotidianamente, ma che l’opera rimane mia.

Che cosa rappresentano eventi come Arte Fiera nel percorso di un artista?

Innanzitutto è un fatto di grande ambizione vedere la propria opera esposta, con migliaia e migliaia di persone che la guardano. Il fine della fiera è quello. Poi certo, è tutto legato anche al mercato perché per l’artista ci vuole anche quello altrimenti non potrebbe sopravvivere e avere la possibilità di continuare la propria ricerca.
La fiera è soprattutto però un atto di comunicazione dell’artista con il pubblico attraverso il medium le opere. Ad esempio io e te ora siamo in comunicazione perché esistono le opere, pensaci un attimo. Perché ci siamo conosciuti? Perché esistono quelle, sennò non ci saremmo mai incontrati! Se estendiamo questo pensiero, la fiera mette in comunicazione tutti, gli artisti e il pubblico. Non è una cosa da sottovalutare, non c’è da essere superiori.
Ti mette in comunicazione con le persone che amano l’arte, perché qua dentro più o meno c’è la gente che ama l’arte, gli altri sono fuori, a fare altro.


(Articolo scritto con la preziosa collaborazione di Filippo Mollea Ceirano)

AnaliticaMente, dal 12 febbraio al 12 marzo 2017 (inaugurazione sabato 11 febbraio) alla Galleria Res Publica, Piazza della Repubblica 1/E – Venaria Reale (TO)

(Ph gallery courtesy e materiale stampa, Mariasole Vadalà, Galleria Res Publica)

(Clicca sulle immagini per aprire la gallery)

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