Vi ricordate il post “Scrivere per capire” che ho pubblicato a fine dicembre?
Beh, mi è venuta voglia di aggiungere altro e probabilmente lo farò ancora.

Come ho già ripetuto almeno un centinaio di volte, scrivere non è solo quello che faccio per vivere, ma quello che faccio per sopravvivere e soprattutto per capire.

Me stessa, il mio mondo, i mondi lontani, le altre persone.

Eccovi quindi alcuni esercizi nuovi che ho sperimentato ultimamente e che ho molta voglia di condividere con voi.

– L’intervista a voi stessi

Avete mai intervistato qualcuno? Beh, non importa.
Che conosciate qualche regola base delle interviste oppure no, sicuramente qualcuna ne avrete letta e saprete riconoscere le domande che più vi intrigano.

Io vi suggerisco di fare una lista di domande vagamente intime, le stesse che porreste che ne so a J.K. Rowling o a Barack Obama e girarle a voi stessi.
Scrivetele, poi aspettate un po’ e rispondete cercando di distaccarvi il più possibile e considerando l’intervistatore come qualcuno di altro da voi.

Esempio:
-Cosa ti piace fare il sabato mattina per prima cosa quando ti svegli?
-Quali sono le situazioni dalle quali trai più ispirazione?
-Che cosa cerchi negli altri?
-Quali genere di persone tieni alla larga?
-Cosa faresti in questo esatto momento se le tue azioni non avessero conseguenze?

Non sarà facile essere sinceri, ma almeno provateci.
Sforzatevi di raccontare chi siete come se lo stesse facendo a qualcuno che un po’ vi conosce, ma che sta cercando di capirvi più a fondo.

– Cosa sarebbe successo se…

Qui mi prendo un secondo per dirvi che non credo nel destino, ma nemmeno nelle coincidenze.
Al contrario, sono convinta che la propria vita si costruisca attimo per attimo, prendendo decisioni che ci portano a camminare su una strada oppure su un’altra.

È proprio per questo che mi chiedo spesso, “cosa sarebbe successo se…” avessi attraversato la strada in un punto anziché in un altro, mi fossi svegliata un’ora prima, non avessi accettato l’invito a cena della mia amica, ecc.
Un po’ tipo Sliding Doors, precisamente.
Quello che v’invito a fare è pensare a un momento, piccolo o grande, e ideare un finale alternativo.

Esempio:
– Cosa sarebbe successo se: Aveste scelto un’altra università.
Chi non avreste conosciuto? Che carriera avreste intrapreso? A un certo punto avreste capito che quella non era la strada giusta e sareste tornati indietro?

– Cosa sarebbe successo se: Al ristorante aveste ordinato un altro piatto.
Che gusti diversi avreste provato? Che piega avrebbe preso la cena? Sareste stati più o meno soddisfatti, alla fine?

– Cosa sarebbe successo se: Ieri sera foste andati a letto un’ora prima.
Che cosa non avreste fatto? Come vi sentireste stamattina? Vi sareste persi qualcosa d’importante?

– La lettera d’amore per voi 

Oh, sì, avete letto bene! Ci avete mai pensato?
Immaginate cosa vi direste se foste perdutamente innamorati di voi stessi (e in parte spero lo siate veramente).

Esempio:
Ovviamente potete usare lo stile che vi pare, quello che vi aiuta meglio ad esprimere i vostri sentimenti. Che sia una specie di poesia alla Dickinson, un qualcosa di rozzo e primitivo alla Bukowski o un concentrato di humour e leggerezza.

Allora, che ne pensate? Ci proverete? Aspetto i vostri pareri!

(Il quadernino in foto è di Bibiduni e lo trovate qui)

One thought on “Scrivere per capire, parte II

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