Sabato ho avuto l’occasione di seguire da vicinissimo la performance ideata in collaborazione tra la danzatrice contemporanea Miriam Costa e lo storico dell’arte Paolo Cova, che ha riempito le sale delle Collezioni Comunali nel bellissimo Palazzo D’Accursio di Bologna.

“Leggere col corpo e leggere con gli occhi: la danza contemporanea incontra la storia dell’arte”.
Già il nome dell’evento mi ha fatto brillare gli occhi: per una come me che è cresciuta a pane e danza e si è poi laureata in arti visive al DAMS sapere che esiste chi lavora per unire questi due meravigliosi aspetti della creatività è una ventata di aria fresca. O un abbraccio che scalda il cuore. Entrambe le cose, direi.

Prima dell’inizio dello spettacolo vero e proprio, studiato come un percorso itinerante che ha toccato quattro diverse sale del Palazzo, Miriam mi ha accompagnata lungo la strada che avrebbe seguito durante la performance. È stato un privilegio non da poco sentire raccontare da lei con le parole quello che avrebbe poco dopo espresso (in maniera eccellente e potente) con il corpo.

Come dicevo, la sua danza ha toccato quattro sale delle Collezioni Comunali, accompagnata magistralmente dalla lettura criticostorica di Paolo Cova che ogni volta introduceva (o seguiva) l’interpretazione corporea della danzatrice con un preciso inquadramento dell’opera o delle opere protagoniste.

La prima tappa è stata la Ruth di Francesco Hayes (1835). Un dipinto di incredibile valore, forte, drammatico, romantico che Miriam ha omaggiato ricreando il percorso della protagonista biblica dell’opera danzando e vestendosi di teli nella Sala Urbana, per raccontare la storia di Ruth fatta di dolore, ma anche di scelte coraggiose e liberazioni. Una bellissima rappresentazione della sfera umana, mondana.

La seconda tappa ha toccato invece la dimensione spirituale.
Qui Miriam si è rapportata in particolare a un crocifisso di Simone dei Crocifissi (1330-1399), lavorando sulle apnee e sui movimenti per interpretare quello che è il limite estremo della sopportazione e la conseguente riemersione, accompagnando la sua danza con il passaggio da un telo bordeaux a uno azzurro che simboleggiava il trasformarsi.

La terza tappa ha voluto rappresentare la natura, la liberazione, la libertà e si è svolta nella magica cornice della Sala Boschereccia dipinta da Vincenzo Martinelli e Vincenzo Valiani nel 1797. Tra teli di diverse sfumature di blu, verde e bianco, Miriam ha danzato seguendo la tecnica Liquid Body di Bruno Caverna che consiste nel liberare dalla tensione una sola zona del corpo e di conseguenza il resto, in una comunicazione liquida tra le diverse parti che è la perfetta dimostrazione della componente essenzialmente acquea del corpo umano.

Per finire, la performance si è spostata nella Galleria Vidoniana arricchita dai dipinti di Donato Creti (1671-1749) coi quali Miriam si è interfacciata giocando sull’antitesi del canone classico al quale il pittore ha aderito e scegliendo invece una danza libera e improvvisata come dichiarazione della sua non appartenenza ai canoni.

La performance di danza contemporanea (di livello davvero altissimo) ha trovato il suo perfetto completamento negli inquadramenti storicoartistici di Paolo Cova, che ha un talento davvero immenso per il racconto, risultando sempre perfettamente armonico e piacevole, interessante e diretto.

È stata un’esperienza di grande valore, resa ancor più speciale dal fatto che si trattasse di un evento unico studiato e creato appositamente per quel luogo, per quel giorno, per quell’ora.

Vi lascio con alcune foto che troverete nella gallery qui sotto, sperando di riuscire a trasmettervi anche se in minuscola parte le sensazioni che ho provato assistendovi dal vivo.

Danza e coreografia: Miriam Costa
Introduzione storico artistica: Paolo Cova
Musiche: Oscar Serio
Location: Collezioni Comunali, Palazzo D’Accursio (Bologna, Italia)

(Clicca sulle immagini per aprire la gallery)

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