Adoro le frasi motivazionali (vedi Bibiduni), mi piace ripetere mantra che aiutino a trovare la spinta verso l’alto, ma le due o tre cose che ho imparato sull’autostima hanno tutte a che fare con un vero lavoro duro.
Costante, emozionante, potente. Magico. Invasivo. E oggi mi è venuta voglia di raccontarvele.

Io non so dirvi se esistano persone che con l’autostima ci ballano già dentro l’utero materno, ma posso dirvi che io ci ho messo un sacco di tempo e di fatica per costruirne una vera. Rocciosa, una specie di diamante indistruttibile che proteggo con tutte le mie forze. E che nutro quotidianamente per non rischiare di vederla appassire.

Fino a non troppo tempo fa (meno di quanto possiate immaginare) ero straconvinta di essere sicura di me. Lo ero davvero.
Pensavo che non me ne fregasse un accidenti del parere altrui, che il giudizio non mi sfiorasse neppure per sbaglio. E invece no, proprio no.
Ero ancora molto lontana dalla fiducia che ripongo oggi in me stessa e solo quando l’ho ammesso, ho cominciato un vero percorso di crescita e cambiamento che continua ancora, che non smetterà mai, mai, mai e che ha gettato le fondamenta che mi permettono di essere tranquilla e confidare nel fatto che indietro non si torni.

Il primo passaggio, necessario come l’ossigeno, è quello di eliminare le persone che intossicano l’esistenza e lasciare andare quelle che non sono sincere.
In parte liberatorio, in parte doloroso. Ma quando i rami avvizziti cadono l’albero risplende e si può cominciare a sentire il proprio respiro.
Perciò vi suggerisco di farlo ora, senza rimandare. Non importa di chi si tratti, di quanto siate convinti che il vostro legame non possa spezzarsi.
Se qualcuno vi fa del male, indirettamente o direttamente, quel qualcuno deve prendere una strada che sia ad anni luce dalla vostra.
Anche come chiaro messaggio da mandare: non si accettano bruttezze, scorrettezze, negatività, malvagità, aggressioni.
Mai e non dovrebbe farlo nessuno. Se questo genere di esseri umani si scontrasse più spesso con netti rifiuti, con chiusure ermetiche alla loro condotta emotiva, avrebbero qualche chance in più di cambiare.

Il secondo passaggio è quello di imparare a conoscersi e a chiedersi non solo “chi sono”, ma anche “chi voglio essere”.
Perché 1) il “sii te stesso” ha poco senso se quel “te stesso” non ha una forma chiara e 2) nella vita si può scegliere. Sempre.
Io sono nata un po’ nervosa, egocentrica e capricciosa per esempio, ma ho scelto di non esserlo più perché in fondo sapevo che non mi apparteneva.
O almeno che non volevo fosse ciò che mi definiva. Se avessi deciso di “essere me stessa” a prescindere da tutto, senza pensare a cosa mi piacesse o cosa no del mio carattere, ora avrei sviluppato all’ennesima potenza anche quelle caratteristiche e mi troverei insopportabile.
Quindi imparare a parlarsi chiaramente, guardarsi allo specchio, compilare delle liste, confrontarsi con il passato e scegliere.
Cosa far fiorire e cosa chiudere in uno scatolone.

Terzo passaggio: la questione del giudizio altrui.
Ostica, parecchio. Lo so. Ci tengo a essere onesta (con me e con voi), perciò vi dico che trovo molto sciocco dire che il parere degli altri non abbia importanza.
Ce l’ha, eccome, ma deve essere ridimensionato e riposizionato su un piano molto diverso.
Siamo tutti esseri umani, ognuno concentrato sulla propria vita, ognuno forte e fragile, coraggioso e pauroso. Ognuno in cammino sul proprio percorso non lineare.
Ma siamo anche vicini, appiccicati. E abbiamo bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere.
Ecco perché è fondamentale riuscire a trasmettere alle persone (vicine o lontane) cose belle, passare vibrazioni di felicità e solidarietà, usare il proprio Io come tramite per mandare un messaggio positivo, ma è altrettanto fondamentale fare le cose a modo proprio.
Il look, le scelte di vita, le parole, la musica, l’ora della sveglia la mattina, le opinioni, le preferenze, gli obiettivi, il colore dello smalto sulle unghie, il lavoro, i gusti in fatto di cibo, l’identità.
Quando ti conosci, ti crei e ti accetti non c’è più nessuno al mondo che abbia il potere di mettere in dubbio quello che hai conquistato.
Non esistono percorsi identici. Ce ne sono di simili e possono aiutare a prendere ispirazione, ma qualsiasi cosa si faccia o si scelga è bene ricordarsi che viene da una strada unica e irripetibile.
Tu sei tu, io sono io. Possiamo somigliarci quanto vuoi, ma il mio background non sarà mai una fotocopia del tuo. Quello che provo io guardando un tramonto non sarà mai lo stesso che provi tu. E cambierà un pochino domani, sia per me che per te. Perciò ecco qua. Giudicare e temere il giudizio sono concetti da scavalcare, perché rappresentano una versione distorta di quello che in realtà conta davvero: osservarsi a vicenda, conoscersi, capirsi. E imparare.

Adesso ditemi, voi come la vedete? Io credo proprio che tornerò sull’argomento, perché non ho esaurito le cose da dire e ne verranno fuori sempre di nuove.
Per adesso vi mando delle super good vibes e vi voglio provare a convincere una volta ancora di quanto sia più bello essere liberi e sapere amare, che comportarsi da esseri umani a metà e avere timore di tutto, compreso di stessi.

Vi lascio con una canzone che ho ascoltato con il repeat mentre scrivevo questo pezzo:
Changes – Charles Bradley (che è anche nella colonna sonora della stupenda miniserie HBO Big Little Lies, della quale tra l’altro vi parlerò nei prossimi giorni).

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