Questo è probabilmente l’argomento più spinoso che io abbia mai trattato sul blog, ma mi sta così tanto vicino al cuore che è diventato necessario, in particolare dopo aver letto la notizia della legge sul cyberbullismo appena approvata alla camera.

Visto che il mio lavoro si indirizza al 90% a teenager (sia le illustrazioni, che il romanzo Young Adult, che in parte questo blog), sento una certa responsabilità.
Non proprio educativa, quanto più di vicinanza, chiarezza ed empatia che mi spingono a rimuginarci su e a cercare il modo di essere utile senza essere invadente.

Perciò nelle ultime settimane ho segretamente riflettuto su come fare per aiutare sia chi è da una parte che dall’altra, perché sono convinta che si tratti di un confine molto, molto sottile. Ora, non voglio essere irrispettosa o toccare campi che non mi competono minimamente (ragione per la quale sono alla ricerca di persone che abbiano le capacità, le conoscenze e le esperienze giuste per darmi una mano a tirare fuori qualcosa di concreto), ma ci tengo un sacco a usare la mia voce per parlarne.

Parlarne appunto, come ho scritto nel titolo. Il potere delle parole e l’importanza di un linguaggio consapevole (perdonatemi, ho sempre fatto un po’ pena con i titoli ma prima o poi ci arriverò).
Ricordo benissimo tutti i discorsi che mia madre mi faceva quando avevo sedici anni su quanto fosse fondamentale dare un valore alle parole che si usano, su quanto potessero fare male, marchiare, distruggere sia chi se le sente dire che chi le dice (sì, mamma, lo vedi che ti ascolto qualche volta?).
E ringrazio ogni singolo giorno che durante i miei anni di liceo i social network fossero ancora roba da Silicon Valley. Al massimo avevamo Myspace, ma su Myspace non so perché succedevano solo cose carine e simpatiche. Nonostante ciò, di certo non è che il bullismo non esistesse.

Era pieno zeppo di ragazze e ragazzi pronti a ferire, di storielle odiose che volavano nell’aria dei corridoi e si appiccicavano addosso al bersaglio di turno per non scollarsi più se non dopo molta fatica. Come un chewing-gum calpestato, che fa schifo e non ti appartiene eppure se ne sta lì sotto la suola a seguirti passo dopo passo con un rumore inquietante.

Io non sono sempre stata come adesso mi piacerebbe poter dire, altra ragione per la quale me la sento di discuterne e approfondire e mettermi in gioco.
Sono stata presa in giro, per i vestiti un po’ eccentrici, per la situazione familiare, per il mio carattere e il mio modo di fare poco canonico, per le mie amicizie, per la mia apparente puzza sotto il naso, per i miei errori.
Ma sono stata anche io spesso indelicata, ho detto cose che ora se solo tornassi indietro mi guarderei negli occhi e mi direi “ehi, chiudi quella boccaccia e immagina se lo stessero dicendo a te”.

Perciò penso che non si sottolinei mai abbastanza quanto anche una sola piccola frase possa infiltrarsi nella mente, scorrere nelle vene e diventare un veleno che ti consuma giorno dopo giorno. Che venga detta in cortile a scuola o su Facebook. Che sia un commento bisbigliato nello spogliatoio o scritto con un account fake su Instagram.

E la cosa peggiore è che spesso non finisce con i vent’anni; c’è chi ci si abitua (a dirle, a subirle o tutte e due) e continua a inviare all’universo un messaggio così malsano che curarlo diventa davvero difficile.

Per ora mi fermo qui perché altrimenti mi metto a fare analisi da psicologa adolescenziale spicciola e per favore no no no, vietatemelo.
Sono solo una persona, con un cuore da teenager forever (sì, anche a 70 anni lo avrò, così come l’astuccio rosa con le stelline e la suoneria del cellulare di Taylor Swift quindi fatevene una ragione) e questo cuore da teenager forever mi suggerisce di sfruttare la mia attitudine (e il mio lavoro) per fare qualcosina di minimamente, ma è possibile anche immensamente utile.
Staremo a vedere, c’è un sacco da fare e ancora la mia idea non ha la benché minima forma ma io ho fiducia e il giusto slancio.

Mi piacerebbe davvero tantissimo (e ve ne sarei così grata che saltellerei per la casa) se vi andasse di raccontarmi la vostra esperienza in materia.
Qui nei commenti, per mail, in forma anonima, con nome e cognome scritti in stampatello glitterato.
Come vi pare. Come as you are.
Se ne avete voglia io vi aspetto a braccia spalancate e la mia mail è saraottaviacarolei@gmail.com

Baci e parole gentili per tutti quanti voi! 💕🙏🏻☺️

PS: Se per caso non l’avete ancora fatto, questo è il momento adatto per guardare 13 Reasons Why.

(L’illustrazione in foto l’ho creata proprio pensando a un piccolo manifesto visivo delle cose belle da dire a sé stessi e agli altri e la trovate qui)

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