Ora che c’è la certezza di una seconda stagione mi sento più sollevata. Anche se sarebbe stata perfetta così, l’idea che potrò immergermi nuovamente in questa storia mi emoziona.
In parte vorrei che Big Little Lies fosse un film e non una serie, perché così potrei dire di averne uno nuovo nella mia top 5 dei preferiti.

In Big Little Lies, la serie HBO tratta dal romanzo omonimo della scrittrice australiana Liane Moriarty (che ancora non ho letto, ma rimedierò subito subito) e diretta da quel Jean-Marc Vallée che mi aveva già fatta innamorare del suo stile di regia con Dallas Buyers Club e Wild, non c’è nulla di fuori posto.
Eppure non ha nemmeno quell’aria di perfezione fastidiosa che la rende finta.

Le recensioni non sono il mio forte e neanche mi piacciono molto, in più ho paura di saltarmene fuori con spoiler perciò quello che farò oggi è molto semplice: raccontarvi le 10 cose che ho follemente adorato di Big Little Lies e che mi spingono a suggerirvi di guardarla se ve la siete persa.

1. I personaggi e i loro interpreti.
Partendo da Reese Witherspoon che accidenti io l’avevo già capito ai tempi di Legally Blonde che la si stava sottovalutando. È una vera bomba.
Sfaccettata e incantevole, un concentrato di energie vitali inesauribili.
E poi Shailene Woodley che seguo e adoro da The Secret Life of the American Teenager (la tolleravo persino nel ruolo dell’insopportabile, egoista, infantile Amy Juergens), ma anche Nicole Kidman che devo smettere di dire che non mi piace quando in realtà a ogni sua nuova interpretazione sento di volerle più bene.
E Laura Dern, sempre fantastica, che non sta mai ferma, che si mette sempre in gioco con ruoli nuovi che sanno di sfida.
E Zoë Kravitz, così tremendamente sexy ma sexy perché magica. Una specie di bruja ancestrale, anche lei dentro a un personaggio che potrebbe sembrare imbottito di cliché ma non lo è. Nessuna, nessuna di loro.

2. La linea femminile.
Avrete notato che non ho citato neanche un uomo nella lista di attori che ho adorato al punto 1. E non perché non fossero all’altezza (dannazione se lo è Alexander Skarsgård, ma sto zitta sennò svelo cose), e anche Adam Scott e James Tupper che si è scrollato di dosso abilmente il David Clarke di Revenge.
La ragione è che Big Little Lies è una serie visceralmente femminile e per motivi che si comprendono solo guardandola.
Femminista, quasi. Con il cuore, con un cuore così profondo e lacerato che ancora mi scendono le lacrime se ci penso, solo a parlarne qui.

3. Il sapore melanconico.
Per tutti i sette episodi della prima stagione si sente sulla lingua un gusto dark che è come un miele aromatizzato al veleno.
Parte dalla scena di apertura e si spalma su tutte le puntate accompagnando il crescendo della tensione e il legame che si crea tra chi guarda e i protagonisti senza esplodere.
Cioè sì, esplode, ma lo fa con un rispetto e una cautela tale che ti lasciano con una piccola ferita aperta nel petto (perciò una seconda stagione è necessaria, questione di sopravvivenza).

4. La colonna sonora.
Raramente ho trovato una soundtrack così ben studiata, adatta, perfetta e coraggiosa.
Dai Jefferson Airplane a Frank Ocean, da Neil Young a The Flaming Lips, da The B-52’s a una fortissima presenza di Elvis Presley (scoprirete il perché) i pezzi, tutti bellissimi, sono sottolineature dei sentimenti dei personaggi e contribuiscono ad aprire un varco nel quale far sedimentare la storia e farcela restare.

5. L’ambientazione.
Monterey, California. Tramonti dai colori di lava vulcanica visti dalla prospettiva privilegiata di terrazze, giardini e vetrate di ville di una bellezza strappa respiro.
Strade percorse in auto che sanno di riconquista. Scogliere che fanno paura, ma salvano anche.

6. La sensualità.
Sarà perché ognuno degli attori scelti emana una propria diversissima vibrazione e insieme, orchestrate magistralmente, esprimono qualcosa di fuori del comune, ma non è solo questo. È tutto, ognuno dei 5 punti sopra e dei 4 che seguiranno concorrono nel creare un magnetismo magico che rende Big Little Lies una storia viva.
Bruciante, vicina.

7. La sottile eppur persistente cifra da commedia dark.
Non aspettatevi di ridere, ma di sorridere sì. Spesso. Di fronte alle palesate fragilità dei personaggi e delle loro convinzioni, davanti alla debolezza di certe teorie.

8. Il non giudizio.
Nella serie vedrete scene che vi spezzeranno in mille frammenti, odierete qualcuno e qualcun altro vorreste prenderlo tra le vostre braccia e sussurrargli all’orecchio che tutto andrà bene.
Fidatevi di loro, perché gli autori (forse a partire dalla Moriarty, appena leggerò il romanzo originale saprò dirlo con sicurezza) sono riusciti a fare sì che le loro anime agissero per loro. Che fosse l’essenza più profonda a venire a galla quando necessario, lasciando i processi e i giudizi a coloro che invece non si sono mai tuffati dentro sé stessi, che non hanno mai sofferto per conoscersi.

9. La trama.
Sembrerà ridicolo che io l’abbia messa al punto 9 e non prima, ma questa non è una classifica.
La trama di Big Little Lies è finalmente una soddisfazione, perché nella storia sincera dei suoi personaggi sinceri c’è spazio solo per un’evoluzione naturale e genuina degli avvenimenti. E per quanto perfetta dal punto di vista del thriller che è, si mette da sola in secondo piano per lasciare che siano i personaggi a parlare.

10. Il messaggio.
Piango spesso, per commozione, davanti alle pagine di un libro, alla scena di un film o di una serie, a uno scambio del quale sono testimone per strada.
Piango più spesso per commozione che per dolore o delusione. E durante i sette episodi della prima stagione di Big Little Lies ho versato una quantità di lacrime quasi costante. Perché mi ha scaldata, mi ha fatto osservare una sensibilità insolita e soprattutto mi ha rassicurata sul fatto che per qualcuno la solidarietà sia ancora un valore del quale farsi portavoce. Un valore che, per quanto mi riguarda, è in cima alla lista.
In Big Little Lies è quasi prettamente femminile il che lo rende ancora più importante in un momento storico come questo in cui si vede necessario alzarsi in piedi.

Aspetto, come sempre, il vostro parere.
E mentre mi metto al lavoro su nuove illustrazioni, faccio ripartire Big Little Lies dal primo episodio e mi preparo a una rinnovata cascata di palpitazioni.

PS: Ho letto che in molti lo definiscono un “Pretty Little Liars for moms”. Ecco, io sapete quanto amo PLL, ma questo non c’entra proprio un accidenti di niente.

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