Forse vi ricorderete con quanta enfasi un anno fa vi parlai della prima stagione (vedi qui) e se mi seguite su Instagram avrete già capito che faccio parte del club degli ossessionati da Stranger Things.
Oggi vi racconto che cosa ho pensato della seconda stagione (divorata in un giorno e mezzo).

Quando ti appassioni a una serie aspetti con ansia febbrile l’uscita dei nuovi episodi.
Così per me con Stranger Things su Netflix, che avevo segnato in agenda a pennarello rosso e tripla sottolineatura la data del 27 ottobre.
Confesso di aver avuto un po’ paura che potesse deludermi, ma non è successo. Per niente.

Anzi potrei dire che per alcuni versi mi è piaciuta ancora di più.
I personaggi hanno avuto modo di esprimersi con maggiore pienezza, le domande lasciate in sospeso hanno trovato risposta e se possibile la regia e la fotografia sono migliorate.

“Gli amici non mentono”, ma non mentono neanche i dialoghi, le inquadrature, gli intrecci.
Lo dissi nel post di un anno fa e lo ribadisco ora: gli stereotipi in Stranger Things non fanno neanche una comparsa.

È tutto sincero, genuino, paradossalmente realistico.

Così come i concetti di fondo, le metafore, quella sorta di messaggionascosto” che è stata la prima cosa a colpirmi della serie.

Perché in fin dei conti quello che ti dice Stranger Things è che per quanto i mostri possano essere grandi, se hai amici veri che ti coprono le spalle puoi sconfiggerli tutti.

(Cover photo, Stranger Things – Sara Ottavia Carolei per Bibiduni)

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