Ultimamente ho partecipato a parecchi incontri e conferenze con fumettisti (ve ne ho parlato anche qui).
Perché? Perché credo che i fumetti abbiano molto da insegnare su scrittura e illustrazione, anche a chi come me non si occupa direttamente di comics.

A livello personale ho sempre avuto una certa passione per i fumetti: da Diabolik a Dylan Dog, passando per quelli della Marvel fino ad arrivare ad alcune graphic novel che ho letto ai tempi dell’università e che mi hanno ispirata molto.
Nonostante ciò e nonostante il mio lavoro sia proprio quello di scrivere e disegnare, non ho mai pensato di spostarmi in quel settore.
E non lo penso nemmeno ora.

Tuttavia, di recente ho cominciato a lavorare molto sul visual storytelling (come vi raccontavo a proposito della mia serie “Short Stories) e mi sono resa conto che non ci sono maestri migliori dei cari, vecchi fumetti.
E questo non solo per il suddetto visual storytelling. Vale per un romanzo tradizionale, così come per un’illustrazione tradizionale.

I fumetti, generalizzando, comunicano con immediatezza.
Le immagini e le parole si avvalgono le une della collaborazione delle altre in quasi ogni caso, ma sono comunque studiate dal principio per essere d’impatto.

Ora non dico che questo principio vada applicato tale e quale è, ma penso che possa essere una buona ispirazione e un buon allenamento sia per la scrittura che per l’illustrazione. Cercare il nucleo di quello che si vuole dire, tirarlo fuori.
Esagerarlo, esasperarlo fino a quando la sua vera essenza non è venuta a galla.

Faccio un esempio.
Il romanzo Young Adult al quale sto lavorando mi ha creato le maggiori difficoltà nella parte iniziale nella quale si forma la storia.
Una parte determinata più da emozioni, sensazioni e pensieri che da fatti.
Una parte che pensavo di essere obbligata a rendere con eterni soliloqui della protagonista, per intenderci.

Poi, l’illuminazione.
Pensa come se stessi lavorando a un fumetto, mi sono detta.
Pensa per immagini.
Pensa a come faresti se non potessi usare che poche centinaia di caratteri suddivisi in nuvolette per rendere l’idea.
Pensa che ci siano disegni didascalicamente connessi alle parole a farti da appoggio.
Cosa diresti per far capire cosa sta succedendo?
Che disegno accompagneresti alle parole?
Come collegheresti le parole alle immagini?

Devo dire che questa piccola strategia mi ha aiutata parecchio e continua a farlo.
Ogni volta che mi incastro mi dico “pensa a fumetti” ed è come se il nodo si sciogliesse.
Non so se funzionerà sempre e per sempre, ma per ora sta andando alla grande.

Stesso discorso, solo capovolto, per le illustrazioni.
Voglio che le mie immagini parlino anche quando non c’è di mezzo il visual storytelling.
Che bastino a loro stesse.
Se prendete una qualsiasi tavola di un qualsiasi fumetto ed eliminate le nuvolette è comunque molto facile che capiate cosa sta succedendo.
Ecco, è esattamente il risultato al quale aspiro.

Scrivere con le immagini, disegnare con le parole.
Sia quando ci sono entrambe che quando invece no.

(Cover image Sara Ottavia Carolei)

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2 risposte a "Cosa mi insegnano i fumetti su scrittura e illustrazione"

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