Capita spesso che le persone (clienti, lettori del blog, amici, collaboratori, la signora dell’ortofrutta…) mi chiedano qual è il processo che porta alla creazione di una mia illustrazione.
Finalmente ho deciso di raccontarvelo proprio qui su Style Behind perché non esiste spazio migliore per farlo, visto che è nato come dietro le quinte del mio lavoro di scrittura e illustrazione.

Oggi mi concentrerò sulle illustrazioni realizzate a mano e poi colorate in digitale.
Non è l’unica tecnica che utilizzo, anche acquerelli, tempere e collage sono miei fedeli amici, ma sarebbe troppo confusionario parlarvi di tutto insieme.
Tempo al tempo, in futuro vi racconterò anche di loro.

1. Parto da un’idea, che può essere già molto precisa così come nebbiosa.
A seconda che si parli di un’illustrazione commissionata o meno, le cose ovviamente cambiano.
Nel primo caso, a costo di risultare troppo puntigliosa, faccio diecimila domande al cliente. Che cosa si aspetta, che immagine ha in mente per il risultato finale, se ci sono altri miei lavori dai quali vorrebbe che prendessi spunto.
I dettagli tecnici nel caso di una commissione li discuto sempre prima, ancora prima di formulare un preventivo e per dettagli tecnici intendo: la destinazione della mia illustrazione, il suo scopo (appenderla in casa, regalarla a un’amica, metterla come sfondo di un sito Web, usarla come parte di una campagna pubblicitaria, inserirla in un articolo…).

2. Inquadrata l’idea di partenza, comincio la fase di ricerche (in fin dei conti è più o meno lo stesso procedimento che uso per scrivere).
Mi guardo intorno, spulcio Pinterest e Tumblr, approfondisco l’argomento e lo analizzo in modo da avere chiaro in mente di cosa andrò a disegnare.

3. Preparo un moodboard di riferimento.
Avete presente i miei cari Teenspiration? Ecco, simile.
Se i Teenspiration però sono pensati come indicatori del mood generale (e infatti li uso per scrivere il mio libro Young Adult), i moodboard per le illustrazioni sono molto più focalizzati.
Gatti, case vittoriane, pattini a rotelle, donuts, vecchi telefoni.
A seconda del tema dell’illustrazione il mio moodboard è incentrato sull’oggetto/soggetto dell’illustrazione in sé.

4. Mi lancio con le prime bozze.
Di solito a pennarello (rigorosamente nero).
Faccio schizzi, prendo appunti sui fogli di prova, butto su carta tutte le possibilità per non perdere il filo.

5. Dopo gli sketch arriva il momento di quella che io chiamo “prova generale” e che spesso porta con sé lo stesso karma di una prova generale in teatro: se viene male, la versione definitiva verrà bene. Se viene bene, al contrario, potrei avere delle difficoltà in seguito.
Comunque sia la prova generale consiste in una bozza finale dell’opera, nella quale ho già studiato la disposizione degli elementi nello spazio (cosa che si rende indispensabile soprattutto in caso di illustrazioni di interni, esterni o soggetti che interagiscono tra loro).

6. Stabilito lo scheletro dell’illustrazione, mi concentro sui singoli dettagli.
Esempio: la balaustra di una casa, i decori di una tazza, la costa di un libro… Ancora più lavoro è richiesto se l’illustrazione contiene una parte di handwriting.
In quel caso, una volta stabilito il genere di carattere che andrò a utilizzare, faccio diecimila prove creandomi delle griglie di riferimento perché le lettere, i numeri, i segni di punteggiatura e i simboli siano ben equilibrati tra loro.

7. La scelta della linea cromatica generale di solito risale alle fasi 2 e 3, ma poi stabilire realmente una palette è un compito più complesso e delicato.
Basta sbagliare un solo colore per mandare all’aria un’illustrazione, non sto esagerando.
Anche qui, in caso di una commissione, è bene chiedere al cliente in fase preliminare tutto ciò che riguarda questo aspetto, ma di solito hanno le idee abbastanza chiare (capita persino che vengano già fornite palette alle quali attenersi senza eccezioni, a me capitò per il packaging di una marca di cioccolatini).
In ogni caso, a meno che non ci siano linee guida ultra precise, ritorno al moodboard di ispirazione e formulo una palette che possa funzionare.

8. Il momento della base a matita è quello in cui la verità viene a galla.
Se i passaggi prima li ho svolti accuratamente e se l’idea generale è solida me ne accorgo da subito e vado avanti benissimo.
Altrimenti faccio un passo indietro.

9. Quando ho completato la base e sono soddisfatta, ripasso le linee con il pennarello o la penna a china.
I miei strumenti preferiti sono: le Pitt Artist Pen di FaberCastell (B e F prevalentemente), la Artline Comic Pen di Shachilata (0.6) o talvolta anche una semplicissima Pilot (0.7). Questo passaggio è più che delicato. Basta uno starnuto del gatto per rovinare tutto.
Perciò metto il telefono in modalità aerea e mi concentro come se stessi per decidere se tagliare il filo rosso o quello blu per disinnescare una bomba.

10. La parte più semplice, ma da non sottovalutare, la scansione dell’immagine.
Innanzitutto non posso lesinare sulla qualità dello scanner in sé e poi devo sempre valutare quali impostazioni di scansione attribuire (di norma sto su: black and white / immagine / 600).

11. Premetto una cosa: ho una conoscenza piuttosto limitata di Illustrator, ma la mia è più una scelta che altro.
Vi spiego perché: sebbene le mie illustrazioni passino per una serie di fasi di miglioria in digitale, voglio che mantengano le loro irregolarità naturali, che non si appiattiscano eccessivamente, che non perdano la loro essenza.
Illustrator lo sfrutto per la sola e semplice vettorializzazione dell’immagine, che certo, aiuta anche ad appianare alcuni difetti antipatici, ma poi si ferma lì.
Almeno per me. Niente modifiche alle linee, alle proporzioni, niente aggiunte.

11. Per la colorazione digitale da sempre uso Photoshop, più o meno per la stessa ragione del punto sopra.

12. Completata, colorata e sistemata l’illustrazione inserisco sempre e comunque la mia firma (fatta a mano, scansionata e vettorializzata che conservo in una cartella e che è poi la stessa dell’header del mio sito).
Questo, a meno che la destinazione del mio lavoro non lo impedisca (nel caso per esempio di un packaging o di un’infografica).

13. Creo diversi formati dell’illustrazione: A3, A4, quadrato (per Instagram) e altri a seconda delle necessità.

Et voilà, questo è più o meno tutto.
Per creare un’illustrazione (considerando il processo per intero) impiego da un minimo di due ore a un massimo di… no, un massimo non c’è.
Mi è capitato di passare sopra a un lavoro anche tre o quattro giorni di fila, o un’intera settimana.
Se si tratta di un’illustrazione che parte da una mia idea e che realizzo senza commissione di solito vado più svelta.
Quando invece si parla di illustrazioni su commissione ovviamente il discorso si “complica”.
Innanzitutto perché devo comprendere a fondo i desideri e le necessità del cliente e mettermi nella sua testa, poi perché ci tengo moltissimo a rispettare le tempistiche che indico nei preventivi e nei conseguenti contratti.
Se dico che sarà pronta in sette giorni lavorativi, sarà pronta in sette giorni lavorativi.
A costo di non dormire la notte e bere diecimila tazzone di caffè se non dovesse riuscirmi al primo colpo di disegnare una mappa del centro di Parigi (aneddoto tratto da una storia vera).

Siete un pochino soddisfatti? Avete altre domande, curiosità, cose che desiderate sapere, consigli da chiedere?

Scrivetemi qui sotto nei commenti (o se preferite alla mail saraottaviacarolei@gmail.com)

(Cover image – Sara Ottavia Carolei)

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