Trouvailles” è uno di quei termini intraducibili, o meglio, che vengono tradotti ma non riescono a conservare il fascino e le sfumature dell’originale.Le trouvailles sono quelle piccole, grandi scoperte magiche che si fanno rovistando nei banchetti di un mercatino dell’antiquariato in inverno, con le mani avvolte dai guanti e una tazza gigante di caffè take-away a riscaldare come può.

Le trouvailles sono il pacchetto di fotografie in bianco e nero formato quadrato con i bordifrastagliati e legate da un nastrino di velluto che scovi in un baule nella soffitta dei nonni.

Le trouvailles sono il set di matite e la borsetta con su scritto “Andiamo all’asilo!” degli anni’50 trovati in un negozio vintage di quartiere.

Le trouvailles sono tesorinascosti, regali da altre epoche, viaggi nel tempo, meravigliose cianfrusaglie che a tenerle in mano senti il pesoleggero della storia.
Di quella storia che sta fuori dai libri, fuori dai documentari su History Channel, fuori dai comunibinari.

Le trouvailles sono segreti sussurrati nell’aria, raccontiminuscoli e silenziosi, confidenzedolci come le illustrazioni sulle scatole di latta dei biscotti.

(L’immagine di copertina è di una boutique second-hand di Parigi, mi pare nel Marais, nel quale incappaifelicemente quasi appena sbarcata in città per restarci più di dueanni.
Ah, e le trouvailleselencate sopra sono tutte parte di storievere).

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