Sì, ho concluso la prima stesura del libro. La parola fine è per il momento solo una piccola bugia perché si sa, adesso viene la parte più tosta.
Intanto però l’ho scritta. E ne sono super felice.

Quando ho cominciato a lavorare al mio romanzo Young Adult avevo un oceano di idee.
Alcune chiarissime, altre nebbiose come una mattina d’inverno.

Sono partita facendo ricerche su ricerche, poi ho stabilito i punti cardine della storia ovvero i grandi temi, le relazioni tra i personaggi, l’ambientazione.
Dopodiché mi sono concentrata sullo sviluppo di tali punti.

Ho analizzato e sviscerato gli argomenti, ho lavorato sui personaggi principali, secondari, ma pure su quelli iper marginali che appaiono come comparse.
E ho costruito la città nei dettagli con una minuzia da mezza ossessiva compulsiva ascendente Vergine quale sono.

Vi racconterò meglio i passaggi di ricerca più avanti, in un altro post, perché ora vorrei prendermi un micro spazio per celebrare il fatto che la prima stesura abbia una sua conclusione.

Quando dico che quasi non mi sembra vero non esagero.

Ci sono stati giorni in cui ho temuto che avrei continuato a girare come un criceto sulla ruota in eterno.
Giorni in cui mi sono sentita una vera incapace e ho rischiato di mettere tutto in discussione.
Giorni in cui senza le pagine d’incoraggiamento per scrittori su Instagram che ironizzano su tutte le nostre paranoie avrei sbattuto la testa contro al muro.

Poi è arrivato il giorno in cui ho avuto una sorta di mezza illuminazione e ho trovato il mio personalissimo metodo (anche di questo vi parlerò meglio più avanti) e da lì le cose sono filate lisce.

Fino a che, praticamente senza accorgermene, sono giunta all’ultimo capitolo e ho scritto “fine“.

Tra una decina di giorni lo riprenderò in mano e inizierò la prima fase di editing.
Dopo di lei ne arriverà una seconda, una terza, una quarta, magari una centoventunesima.

Ma sapete qual è il bello? Che non mi fa per niente paura. Anzi.
Sono carica e pronta a rivedere, arricchire, tagliare, ricucire.

Perché so di avere uno scheletro solido sul quale lavorare.

(Cover image – Sara Ottavia Carolei/Instagram)

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