Condividere è bello, ma a volte anche no.
I social, lo sa anche la mia gatta, sono potentissime armi a doppio taglio che da una parte possono essere fantastici per far vedere il nostro lavoro, ma dall’altra possono anche danneggiarci in modo profondo. Oggi vi racconto la mia.

Un anno fa ho detto per sempre addio a Facebook perché ogni volta che scorrevo la home page avevo la sensazione che una parte di me venisse in qualche modo “rubata”.
Mi faceva sentire triste, mi deprimeva, le mie energie crollavano verso terra.
E questo perché, principalmente, mi ritrovavo sempre mio malgrado testimone degli alti e i bassi delle vite altrui, ad ascoltare le loro lamentele sul traffico congestionato, sul governo, sulla “gente” che poi chi sia questa “gente” non lo si capiva mai.

Perciò ho cominciato a chiedermi in che modo si potesse riuscire a condividere senza sviscerarsi in un una pubblica piazza virtuale.
Nonostante su Facebook avessi un paio di pagine che funzionavano bene e queste raccogliessero diverse migliaia di follower (la pagina di Style Behind e quella del mio shop Bibiduni), ho deciso lo stesso di tagliare di netto.

Sapevo che raccontarmi la favoletta del “lo uso solo per lavoro” con quel social non avrebbe mai funzionato, così ho chiuso tutto senza mezze misure.
Come si fa con le relazioni malsane.
E mi sono sentita talmente leggera, talmente rigenerata, che la sola domanda che mi sono posta è stata: perché non l’ho fatto prima?

Con Instagram, invece, il discorso è un pochino diverso.
Innanzitutto seguo principalmente persone e pagine che mi trasmettono good vibes, che mi ispirano, che non esagerano nel condividere tutto quello che fanno.
E poi sono le immagini a parlare ed è rarissimo che qualcuno scelga di pubblicare immagini tristi o lagnose.

Nonostante ciò anche Instagram nasconde un oceano di insidie ed è bene ricordarselo sempre.

Innanzitutto il confronto con gli altri e con le loro vite.
Io sono la prima a non pubblicare foto della mia casa quando è in disordine, della mia faccia quando non è il massimo, di un ristorante che non è proprio bellissimo.
Idem fanno gli altri.
Basta tenerlo a mente per non ritrovarsi rosi dall’invidia per le gambe super toniche di una tipa sdraiata su una spiaggia di Bali o per il set completo di Chanel vintage di un’ereditiera. Tra l’altro confesso che quella delle influencer e fashion blogger non è propriouna categoria che seguo su Instagram, ma era tanto per fare un esempio relatable.

Oltre al confronto con gli altri un aspetto pericoloso di questo social è il fatto che ti spinga a essere sempre presente, a pensare che “condivido dunque sono” sia un mantra.
Io stessa mi sono ritrovata molte volte colta dall’ansia di pubblicare le foto di un posto il prima possibile, di esserci sempre, di raccontarlo altrimenti sarebbe stato come se non lo avessi fatto.
Di questo meccanismo mi sono liberata con una leggera fatica, ma me ne sono liberata.

Instagram adesso lo uso solo come una sorta di dietro le quinte della mia vita lavorativa.
Le foto private che pubblico non sono mai troppo private e sempre più spesso mi concedo il lusso di tenere solo per me un panorama mozzafiato che ho visto, un dettaglio che ho catturato girovagando per la città, una posa buffa dei miei animali.

E mi fa sentire benissimo.

Vogliamo parlare delle Instagram Stories e delle dirette?
Altro aspetto super pericoloso, ma proprio super.

E di quei momenti di noia in cui si prende ad andare su e giù per la home con gli occhi persi e la mente spenta? Tristissimi.
Quando mi ritrovo a farlo e me ne rendo conto lancio via il telefono neanche scottasse.

Gli aspetti positivi però ci sono e sono anche tanti.
Per cominciare Instagram ti dà la possibilità di raccontare il tuo lavoro, di arrivare in qualsiasi angolino del pianeta, di confrontarti positivamente, di dare e prendere sempre nuovi spunti.

Ci sono pagine e persone che seguo che mi hanno trasmesso tantissime idee, positività, che mi hanno aiutata a conoscere mestieri, culture, punti di vista molto diversi dai miei.

Il discorso generale comunque rimane sempre uguale: mantenersi svegli e non farsi sopraffare.

Condividere, ma anche no.
O quantomeno non sempre e con rispetto verso la tua vita personale.
E verso chi ha deciso di seguirti.

Voi cosa ne pensate? Raccontatemi la vostra!

📲💌🌿

(Cover image – Sara Ottavia Carolei/Instagram)

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2 Replies to “Condividere, ma anche no”

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