La donna alla finestra (A. J. Finn)

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Gli americani hanno un termine per libri come questo: UNPUTDOWNABLE. Letteralmente “impossibili da mettere giù”.
Per leggere La donna alla finestra di A.J. Finn infatti ho rimandato un lavoro urgente e in dodici ore di orologio l’ho divorato. 

Era nella mia reading list da prima dell’estate e appena l’ho trovato in libreria l’ho afferrato e sono corsa verso la cassa come se qualcuno potesse rubarmelo. 

Ho cominciato a leggerlo già per strada mentre camminavo (tipo Belle in La Bella e La Bestia) rischiando di inciampare sui gradini del ponte del Naviglio Grande e quando sono arrivata a casa mi sono detta “finisco il primo capitolo e poi basta”.


Invece niente, sono rimasta appiccicata alle sue pagine fino a che non ho girato l’ultima e dopo mi sono ritrovata con il più pesante book hangover degli ultimi anni. 


La donna alla finestra è un thriller psicologico sfacciatamente hitchockiano che riprende tantissime tematiche care al regista britannico: il luogo di ambientazione chiuso, il dubbio, la manipolazione mentale, il vissuto ingombrante, il trauma…

Ma il suo essere hitchockiano non si ferma qui; la protagonista, la dottoressa Anna Fox, ha infatti un livello di ossessione per Alfred Hitchcock (e per i film noir degli anni ’40) che fino ad allora avevo trovato solo in un’altra persona: me.

Qui di sotto un piccolo estratto che lo dimostra. 

La storia si snoda attorno alla condizione che affligge Anna a seguito di un grave trauma (del quale si fa menzione completa solo nella seconda metà del libro): l’agorafobia. 

Una patologia che lei da psicoanalista riesce a gestire benissimo quando si tratta di dare consigli agli utenti del forum sul web frequentato da quelli che come lei ne soffrono, ma che invece le sfugge di mano quando si tratta di sé stessa. 

Da dieci mesi Anna vive la sua vita auto reclusa in una bellissima casa ad Harlem, passa le sue giornate bevendo Merlot, ingurgitando pillole senza troppa attenzione, guardando vecchi film (soprattutto di Hitchcock, ovviamente) e spiando i vicini che abitano al di là del parco. 

Proprio come il mio amato L.B. Jefferies, protagonista de La finestra sul cortile, con la sola e sostanziale differenza che mentre Jefferies era vincolato alla sua sedia a rotelle ma scalpitava per uscire, Anna non riesce nemmeno ad attraversare la soglia di casa senza avere attacchi di panico così violenti da provocarle amnesie. 

Un giorno, dalla sua unica prospettiva di mondo, vede qualcosa di orribile e cerca disperatamente di trovare aiuto.
Un aiuto e un ascolto che però non arrivano mai. Da nessuno. Neanche da quei pochi che reputa fidati. 

Non vado oltre perché odio gli spoiler e so che potrei involontariamente farne (e forse ne ho già fatti), vi assicuro però che La donna alla finestra è un capolavoro di suspense vecchio stile come non se ne vedevano da moltissimo.

Riesce a mantenersi solido e coerente capitolo dopo capitolo, senza indugiare in passaggi nei quali invece ho il sospetto che molti altri autori si sarebbero crogiolati. 

Il personaggio di Anna diventa familiare sin da subito, un’amica fragile che vorresti stringere forte e aiutare, ma non salvare.
Perché non stimola quel patetico e falso sentimento che è la compassione. 

La sua storia passata, per quanto forse intuibile, non perde comunque in carica drammatica ed è così ben narrata e inserita nella trama che si fa ancora più tangibile, vera e dunque terribile e quando finalmente viene raccontata per filo e per segno ti secca la gola. 

In sostanza per quanto mi riguarda A. J. Finn ha scritto un romanzo che meriterebbe almeno quindici minuti di applausi, che mi ha strappato brividi, lacrime, respiri corti e palpitazioni.
A volte anche tutti quanti contemporaneamente.

Il fatto che l’autore sia un uomo, poi, lo rende a parer mio ancora più lodevole.
Non deve essere facile entrare con così tanta precisione dentro alla psiche femminile e dare vita a un personaggio che tutto è fuorché forzato. 

Davvero, quando ho finito di leggerlo ho dovuto prendermi del tempo per uscire da Anna e rientrare in me e ad essere del tutto onesti non ci sono nemmeno riuscita del tutto. 

Il giorno dopo infatti ho comprato una bottiglia di Merlot e l’ho stappata nella solitudine del mio appartamento guardando L’ombra del dubbio di Hitchcock e subito dopo Il delitto perfetto. Proprio come avrebbe fatto lei, con la sola eccezione che io almeno sono uscita di casa per comprare il vino e non me lo sono fatta consegnare a domicilio. 

Preparatevi miei cari, perché di un romanzo così noir e intimo non ci si libera riponendolo nello scaffale.
Proprio no. Si insinua, cresce, rimane lì a fermentare e quando pensi di averlo superato eccolo che torna a farti visita. 

PS: ho scoperto che a breve (ma quanto a breve?) uscirà un adattamento cinematografico con Amy Adams e wow, così sulla carta penso ad Amy Adams come una più che perfetta Anna Fox! 

Sono sia impaziente che terrorizzata all’idea di vederlo e dovranno fare un lavoro eccellente per non farmi storcere il naso, già lo so. 

Voi lo avete già letto? Lo leggerete? Parliamone!


La donna alla finestra, A. J. Finn (Mondadori)

📔

[Cover Image: Sara Ottavia Carolei]

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