Tutto quello che devi sapere prima di scrivere un romanzo

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Ho deciso di prendermi questa grossa responsabilità e raccogliere in un post la lista di cose che si dovrebbero assolutamente sapere prima di scrivere un romanzo. 

I suggerimenti che troverete nascono da errori CLAMOROSI che ho commesso prima di rendermi conto di quello che stavo facendo.
Sono frutto della mia personalissima esperienza, dei miei passi falsi, delle mancanze, dei passaggi ai quali ho prestato a volte troppo poca e a volte troppa attenzione.

Non parlerò di tutto ciò che riguarda l’editing e la pubblicazione, non in questo post, perché adesso mi interessa concentrarmi su quello che riguarda il prima.
Sui passaggi che precedono la scrittura vera e propria, sulla fase bruco della vita della farfalla.

Premessa: questo sarà un post molto lungo, quindi mettetevi comodi. 

Pronti? Si comincia.


LA TUA IDEA DI PARTENZA HA BISOGNO DI REVISIONI

Okay, ti è venuta un’idea. Un’idea che ti sembra geniale, che ami pazzamente. Sono felicissima per te! Annotala, tienitela stretta, non raccontarla a nessuno. Trattala come se fosse un segreto che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità, perché potrebbe davvero.

La notizia che rischia di smorzare il tuo entusiasmo, però, è che la tua idea ha bisogno di revisioni. Innanzitutto devi accertarti che non sia già stata sfruttata così com’è da qualcun altro e non solo in romanzi, ma anche in film, serie TV, fumetti, graphic novel… Se dovessi scoprire che lo è, e io spero fortemente che non lo sia, allora devi apportarle delle modifiche, ma non necessariamente buttarla nella spazzatura. Di base lo sappiamo, siamo nel 2018 e più o meno tutti i temi sono stati sviscerati, ciò però non significa che non si possa lavorare a un’idea già abbondantemente vista e farlo in una nuova chiave. 

Un ottimo esempio è il romanzo La Donna alla Finestra di A. J. Finn che ho recensito la settimana scorsa. Nel romanzo dell’autore statunitense non c’è niente di particolarmente nuovo, anzi, eppure lui è riuscito a fare di una storia già sentita e vista qualcosa di brillante. Oppure prendiamo i lavori di Matthew Quick. Tutti seguono lo stesso schema: un teenager outsider che ha un rapporto bizzarro con gli altri e necessita di un mentore. Anche in questo caso, però, lo scrittore riesce a non ripetersi nonostante la ripetizione (perdonate il gioco di parole). Potrei fare ancora un milione di esempi, ma sono certa che li abbia in mente anche tu e quindi sarebbe tempo sprecato.

Insomma, è semplice: la tua idea con ogni probabilità non è totalmente nuova, ma può diventarlo. Basta tenere a mente un concetto chiave: il punto di vista cambia tutto.
La mia professoressa di scrittura creativa al master a Parigi alla ESJ insisteva sempre, fino a diventare pesante, sull’importanza di quello che i francesi chiamano “l’angle” (letteralmente “l’angolo”) ovvero l’angolazione dalla quale si racconta una storia. Faceva bene a stressarci e ora più che mai capisco il perché: una stessa storia narrata da punti di vista diversi può diventare mille storie. Lo stesso vale per il tono che usi nel narrarla.

Prendiamo una trama che mi sto inventando ora sul momento (e che tornando a quello che dicevo sopra, sono certa che l’abbiano “inventata” in mille prima di me): ci sono due fratelli gemelli che vengono separati alla nascita e poi si ritrovano da adulti, per puro caso, a contendersi l’amore di una ragazza. La si può raccontare usando il punto di vista di entrambi, di uno solo dei due, della ragazza, della madre naturale, di quelle adottive, del vicino di casa spione, persino di un piccione che fa la sponda tra le case dei due gemelli. Si può ambientare nel basso Medioevo, nel 1953, durante la Prima Guerra Mondiale, sulla luna. Si può trasformarla in commedia spassosa piena di equivoci, in un drammone da consumo spropositato di Kleenex, in un romanzo di formazione, in fantascienza.

Così, un’idea che apparentemente è stata sfruttata in passato, con un po’ di fantasia e inventiva diventerà nuova e tu non sarai costretto a separartici se già te ne eri innamorato.  


DEVI ASSOLUTAMENTE STABILIRE UN PROGRAMMA DI LAVORO 

Un architetto farebbe mai montare prima una finestra al terzo piano e poi costruire le fondamenta? Ovviamente no e quindi non devi farlo neanche tu con il tuo libro.
Devi andare per gradi, stabilire un programma di lavoro costellato di scadenze e ritmi da rispettare.

Se, mettiamo caso, ti dai tempo un anno per porre la parola fine alla prima stesura allora potresti decidere di dedicare due mesi alle ricerche preliminari, due mesi alle ricerche specifiche, due mesi all’impostazione della trama, dei personaggi e di tutti i dettagli e i restanti sei mesi alla scrittura in sé.

Ti aiuterà a spingerti a prendere seriamente quello che stai facendo e inoltre se come la maggior parte degli autori non ancora pubblicati hai un’altra attività che ti impegna le giornate, definire un piano per il tuo romanzo ti sarà indispensabile per inserirlo nella tua fittissima agenda. 


LE RICERCHE SONO IMPORTANTISSIME

Ne abbiamo parlato la settimana scorsa in questo post: le ricerche sono importantissime e vanno fatte con intelligenza.
Sapere cosa devi cercare è il modo migliore per trovare, semplice e assoluta verità.

Quindi fai una bella lista degli argomenti da approfondire, di quelli da studiare bene e di quelli che vuoi affrontare ma che non conosci affatto (fai che questi ultimi non siano troppi, però). Guardati intorno, raccogli spunti, osserva, annota frasi sentite dire che potrebbero tornarti utili, leggi più libri che mai, guarda più film e serie TV che mai, esci dalla tua comfort zone e indaga, sperimenta, sviscera. 


LE RICERCHE NON SONO UNA SCUSA PER PROCRASTINARE LA SCRITTURA

Per quanto la fase di ricerca sia elettrizzante e molto divertente, se portata troppo avanti può diventare una scusa per rimandare il momento della scrittura vera e propria. A livello di tempistiche ogni scrittore ha le proprie e sempre come dicevo nel post della settimana scorsa, per ciascun genere di romanzo la mole di lavoro cambia.
Detto questo, sei tu a dover stabilire quando hai materiale a sufficienza tra le mani per poter cominciare a costruirci qualcosa. Arriva un momento nel quale uno scrittore sente nella pancia di essere pronto a scrivere davvero, ma può capitare che questo venga posticipato per il famigerato terrore della pagina bianca.

Il mio consiglio, quando avvertirai la campanella, è di metterti a scrivere e basta. E ribadisco anche l’importanza del piano di lavoro: se hai deciso di usare i primi quattro mesi del tuo anno per le ricerche, una volta finiti obbligati a passare alla fase dopo.
Con tutte le tue insicurezze e con la consapevolezza che la prima bozza è, appunto, solo una prima bozza e che le ricerche possono anche continuare parallelamente seppure in misura minore. Nulla ti impedisce di approfondire qualcosa in corso d’opera. Nulla. 


PUOI PRENDERE ISPIRAZIONE, MA NON PUOI MAI E POI MAI COPIARE

Sì, mi sembrava necessario ripeterlo.
Un paio di anni fa ho assistito alla conferenza di uno scrittore Young Adult sudamericano del quale purtroppo ora mi sfugge il nome, che parlava di quanto sia diffusa la brutta abitudine di prendere eccessivo spunto dal lavoro di un altro autore che ha avuto successo. Lui, nello specifico, faceva l’esempio di tutti i romanzi sui vampiri che hanno riempito gli scaffali (e ancor più spesso i cassetti perché non pubblicati) sulla scia del clamoroso trionfo della serie Twilight della Meyer e diceva che non c’è nulla di male a voler parlare di vampiri, né a ispirarsi a qualcuno che ti piace, ma che il loro più o meno inconsapevole “contributo” debba fermarsi lì.
Mi ha trovata pienamente d’accordo allora e mi trova ancora più d’accordo adesso: l’ispirazione e la copia sono due cose agli antipodi, eppure divise solo da una sottilissima linea nebulosa.

Proprio per questo, anche se stai scrivendo un romanzo noir ambientato negli anni ’40, dovresti leggere anche cose completamente diverse e non solo l’opera omnia di Raymond Chandler. In tal modo non solo aprirai i tuoi orizzonti, ma riuscirai a prendere ispirazione senza scoppiazzare. 


DEVI SAPERE IN CHE GENERE INSERIRE IL TUO ROMANZO

Non è semplice, quantomeno non sempre.
Alcuni romanzi sono così difficili da catalogare in un genere che creano veri e propri dibattiti anche una volta pubblicati.

Ciò nonostante è bene che tu chiarisca in che genere inserire il tuo romanzo molto prima di cominciare a scriverlo.
Punto primo, perché così capirai meglio con quali mostri sacri ti stai confrontando, punto secondo perché ti sarà più facile scegliere quando, come, quanto e perché adeguarti o ribaltare i cliché del genere stesso.

I generi possono anche essere combinati, ad esempio “commedia nera” o “giallo drammatico” o “thriller romantico” o “horror fantascientifico”.
Puoi rifarti a sottogeneri come “hard boiled” o “medical thriller” o “urban fantasy”.

Ti dissuado calorosamente invece dall’inventarne uno nuovo, quello casomai spetterà al tuo editore.


FARE CHIAREZZA SUL TUO OBIETTIVO FINALE È FONDAMENTALE

Vuoi pubblicare con un grosso editore, uno piccolo o autopubblicare su Wattpad, per esempio?
Vuoi che questo romanzo sia il primo di una serie aperta, di una trilogia o che sia uno stand alone? Vuoi che diventi un bestseller internazionale o un’opera di nicchia?
Vuoi trasmettere un messaggio universale o raccontare una storia senza la morale di fondo?

Queste sono solo alcune delle domande che dovresti porti prima di cominciare a scrivere.
Qualunque sia il tuo scopo, non prescindere dalla chiarezza di intenzioni.


DEVI LAVORARE SU TUTTI I PERSONAGGI

Dopo aver concluso la prima stesura del mio libro Young Adult (in attuale fase di editing esterno), mi sono accorta di avere delineato con una precisione estrema le caratteristiche dei personaggi secondari, mentre invece i protagonisti avevano molte aree buie. Orrore!
Perciò mi sono promessa che nel successivo (quello al quale sto lavorando ora) non avrei commesso lo stesso errore.

A molti altri scrittori con i quali mi sono confrontata o dei quali ho letto interviste è successo esattamente l’opposto: non hanno curato a sufficienza i personaggi marginali e così o li hanno persi per strada o li hanno ridotti a mera tappezzeria. 

Devi lavorare su tutti loro, nessuno escluso, perché se entrano nella storia devono avere un ruolo, delle sfumature, delle imperfezioni, un carattere, un passato, dei sogni, delle paure, dei punti deboli, delle manie.
Come le persone reali. 


DEVI LAVORARE SULL’AMBIENTAZIONE

Che tu decida di ambientare il romanzo in epoca vittoriana, in un mondo parallelo, a Parigi, in un sottomarino, in un paesino inventato sulle Ande o nell’appartamento di un palazzo di Istanbul non cambia la sostanza: l’ambientazione va curata nei dettagli.

Certamente il tipo di lavoro è molto diverso e io lo so bene visto che nel precedente romanzo tutto si svolgeva in una cittadina inventata mentre in questo no. Devi quindi capire come muoverti e a seconda del tipo di setting agire di conseguenza.

Nel caso di un luogo completamente inesistente (tipico dei fantasy, per esempio) dovrai pensare anche alle leggi che lo governano, al tipo di gerarchia di potere, ai ruoli sociali e alle usanze.
Nel caso di un luogo parzialmente inventato, ma verosimile (come nel mio precedente romanzo), dovrai prendere spunto da posti simili ma stabilire una sua storia, una sua mappa, le sue peculiarità, la sua precisa collocazione geografica.
Nel caso invece di un luogo esistente dovrai esplorarlo e viverlo.  


DEVI FARE IN MODO CHE LA TRAMA DI BASE SIA SEMPLICE

Mi spiego meglio: non dico che un romanzo funzioni solo se la storia è quella di una ragazza che conosce un ragazzo e si innamora, ma poi arriva un’altra che si mette in mezzo hanno una crisi e infine si riappacificano. Dico che lo scheletro della trama deve essere semplice e lineare, così che poi tu possa arricchirlo come vuoi.

Pensa a Harry Potter: in sostanza è la storia di un ragazzino un po’ sfigato che scopre di avere poteri magici con i quali può sconfiggere un cattivo.
Più semplice di così! Eppure la splendida serie della Rowling è un tripudio di incastri, intrecci, dettagli, sotto trame. 

Ragionaci bene, pulisci tutto dagli orpelli che terrai da parte per distribuirli solo dopo e pensa a come descrivere la trama del tuo romanzo in una frase che da sola chiarisca tutto. 


DEVI FARE DELLA COERENZA IL PUNTO DI FORZA

Inserire elementi che sconvolgano il lettore come colpi di scena, nuovi punti di vista e imprevisti è bellissimo, ma va fatto restando nella coerenza.

Non puoi, per esempio, avere un protagonista che sogna di diventare un grande cardiochirurgo e a pagina 137 fargli dire che il suo desiderio in realtà è girare il mondo per fotografare la natura selvaggia. Se da pagina 1 a pagina 137 il lettore ha sofferto con lui mentre studiava come un matto fino a notte fonda per gli esami, si innervosirà parecchio e avrà ragione.

Stessa cosa per l’andamento della trama: se imposti tutto sul mistero di un papiro egizio ritrovato nella soffitta di un museo che potrebbe rivelare il segreto dell’umanità e a un certo punto te ne dimentichi perché la protagonista si è presa una cotta per il tizio che la aiuta nelle sue ricerche sei crudele e scorretto. 


DEVI SVILUPPARE UNO STILE PERSONALE

Qui torniamo al punto sopra nel quale parlavamo dell’ispirazione e del copiare.
Io adoro lo stile narrativo di Matthew Quick, per nominare un contemporaneo che scrive soprattutto Young Adult, ma lo adoro proprio perché è suo.
Leggere i suoi romanzi mi ha dato la spinta a lavorare su certe sfumature del mio stile di scrittura, ma come lui tantissimi altri.

Per sviluppare lo stile personale, però, serve anche una dose gigante di sperimentazione.
Spostare il baricentro e lasciarti andare.

Per questo rinnovo il suggerimento (dato tipo diecimila volte qui sul blog) di tenere un diario.
Nel diario non solo puoi annotare i tuoi pensieri intimi, ma anche provare frasi, dialoghi, descrizioni diverse dal solito che casomai non rientreranno nelle pagine del tuo romanzo, ma che ti aiuteranno a capire con che tipo di linguaggio e tono ti senti più a tuo agio. 


LA SUDDIVISIONE DEI CAPITOLI NON VA MAI SOTTOVALUTATA

Davvero mai. A volte può addirittura diventare simbolica, altre può gestire le varie voci narranti che compongono un romanzo, altre può semplicemente aiutare sia te che il lettore a orientarsi nella trama. Io credo sia meglio stabilirla sin da subito, molto prima della prima stesura. 

Decidere se chiamare i capitoli solo 1, 2, 3 e così via o se dare loro un titolo. Nel caso del titolo, se vuoi che questo sia una parola sola, una frase, una citazione, una specie di titolo stile giornalistico che suggerisca già cosa succederà al suo interno o qualcosa che invece possa alludere e basta.  

Inoltre scegli se suddividere il romanzo anche in parti oltre che in capitoli, qualora sia molto lungo o ci siano scarti temporali considerevoli per esempio diventerà quasi indispensabile.


PRIMA DI COMINCIARE A SCRIVERE DEVI AVERE UNA SICUREZZA PRESSOCHÉ INCROLLABILE 

Non dico che devi sentirti la Jane Austen del XXI Secolo, ma che devi costruire in te la forza necessaria per affrontare il lungo, complesso e talvolta sfinente processo della scrittura di un romanzo.

Considerati un maratoneta pronto ad affrontare la maratona di New York.
Preparati in tutti i modi possibili, lavora sui punti qui elencati e su tutti gli altri che non ho indicato ma che per te sono importanti.
Preparati alle critiche che arriveranno come grossi chicchi di grandine da tutte le parti ancora prima che qualcuno l’abbia letto.
Preparati a notti insonni alla scrivania.
Preparati a camminare avanti e indietro per casa con le mani nei capelli perché non riesci a scrivere la frase che hai in mente.

Preparati a un’avventura incredibile e magica che a tratti ti farà sentire di stare vivendo due vite parallele. 


Ecco qui, questo è per me più o meno tutto quello che devi sapere prima di scrivere un romanzo.
Voi cosa ne pensate? Ci sono passaggi che secondo voi ho dimenticato? 

Confrontiamoci!

✍🏻

[Cover Image: Sara Ottavia Carolei]

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