Nella notte un grido (Mary Higgins Clark)

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Nella notte un grido, pubblicato per la prima volta nel 1982, è un thriller psicologico capolavoro di suspense che, come un altro romanzo che ho recensito qui di recente, riprende temi cari al mio amatissimo Alfred Hitchcock. 

Nel libro della Higgins Clark ritroviamo infatti suggestioni da RebeccaLa prima moglie di Daphne du Maurier (dal quale Hitchcock ha tratto l’omonimo film uscito nel 1940), ma anche dal romanzo Psycho di Robert Bloch che è poi diventato nel 1960 uno dei film simbolo di Hitchcock.

La trama di Nella notte un grido vede una gallerista di New York, Jenny, madre divorziata di due bambine che si innamora di un affascinante artista, Erich, proprietario di una tenuta immensa nel Minnesota.
Nel giro di uno schiocco di dita Jenny rivoluziona la sua intera esistenza e quella delle figlie per seguire la scia carismatica di Erich.

Sin dal loro primo incontro Mary Higgins Clark ci presenta il personaggio di Erich per quello che è, senza nascondere la sua mania del controllo, la sua ansia di avere tutto e subito, il suo bisogno incontenibile di potere. 

Ci presenta però anche il lato premuroso e coinvolgente, iper protettivo e generoso, quello che conquista Jenny e la fa cadere, letteralmente, nella sua rete soffocante. 

Nella favolosa quanto inquietante e lugubre villa di proprietà di Erich, Jenny e le sue bambine vivono una vita che scorre tra il lusso materiale e le privazioni di libertà e che diventa giorno dopo giorno una angosciante prigione dorata. 

Il morboso attaccamento di Erich alla madre morta tanti anni prima, quando lui era ancora piccolo, è il fantasma che aleggia nell’aria, è il blocco che impedisce a Jenny di respirare, è il mostro che si nasconde negli armadi per ferire e distruggere. 

È proprio la somiglianza sconvolgente tra Jenny e Caroline, la compianta madre di Erich, a rendere l’uomo così ossessionato da lei, ad amarla e odiarla contemporaneamente, a spingerlo fino a un apice di follia prevedibile ma non meno spaventoso. 

Come tutti i manipolatori Erich è furbo e sottile, pratica le sue violenze psicologiche con una crudeltà ampliata dall’inafferrabilità di tali stesse violenze. 

Le fa scorrere sotto, non si espone mai troppo, spinge piano piano Jenny a diventare il fantasma di sé stessa e a perdere l’indipendenza, sia pratica che emotiva, alla quale era abituata.

Altri personaggi interessanti, intanto, popolano lo sfondo del romanzo.
Sono lì, agiscono, vivono, soffrono intorno alla casa nella quale Jenny è quasi reclusa. Provano ognuno a proprio modo a comunicare con lei e lei prova a suo modo a comunicare con loro, ma l’interferenza della figura di Erich del quale tutti, nessuno escluso, dimostrano di avere paura e soggezione li tiene separati. 

La causa è in parte il potere concreto che Erich esercita su di loro: sono suoi dipendenti e vivono in abitazioni all’interno della sua proprietà, in parte è invece legata all’aura di tormento e violenza che lo circonda.

L’abilità di Mary Higgins Clark sta nel gestire il crescendo di tensione inglobando il lettore nell’incubo di Jenny, nel farci arrabbiare per la sua ingenuità, ma anche nel renderci comprensibile il suo pericoloso smarrimento. 

Un aspetto molto interessante del romanzo è il fatto che nonostante la perdita di controllo di Jenny, dentro di lei rimanga sveglio un piccolo fuoco che riesce a mantenerla lucida, anche quando lei stessa fatica ad ammettere a sé stessa la verità. Un fuoco che diventerà la sua forza, la spinta a scuotere la testa e affrontare il rischio con immenso coraggio.

L’amore per le sue figlie e il ricordo, per quanto offuscato, della vita precedente all’incontro con Erich, la aiutano a restare a galla anche quando è sul punto di annegare dentro alle torbide acque della malattia mentale del marito. 

Mentre leggevo Nella notte un grido ho interrotto qualsiasi altra cosa.
Ho smesso persino di respirare, come Jenny, ho percepito sulla mia pelle i suoi brividi, ho sentito nel cuore il battito accelerare in sintonia con il suo. 

L’ho letto in un pomeriggio e mi sono rifiutata di smettere non solo perché ne ero rapita, ma perché sentivo la necessità di uscire da quell’incubo così come la sentiva la sua protagonista.

Questo romanzo è a mio parere una perfetta rappresentazione dei meccanismi di sottomissione che si instaurano in certi rapporti malati ed è una catarsi per chiunque si sia mai trovato a sentirsi impotente davanti alle angherie psicologiche di un partner prepotente, crudele e tirannico. 

Ma è anche un giallo perfettamente orchestrato che non ha luogo né tempo e che ora considero un obbligo di lettura per tutti gli amanti del genere.

Nella notte un grido, Mary Higgins Clark

📔

[Cover Image: Sara Ottavia Carolei]

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