Piccoli sporchi segreti (Meg Gardiner)

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Di questo thriller ne parlava benissimo Stephen King e io dei suoi consigli di lettura mi sono fidata ciecamente moltissime volte e ne sono stata felice.
Questa volta, invece, sono rimasta con un grosso senso di insoddisfazione. 

La storia di Piccoli sporchi segreti di Meg Gardiner avrebbe anche un suo perché: una serie di omicidi/suicidi che vedono protagonisti personaggi di grande spicco della società di San Francisco. Sette segrete, un vago erotismo dark, misteriosi messaggi lasciati nei luoghi più improbabili, giochi perversi e folli. 

La San Francisco stessa, violenta e spietata e affascinante di questo romanzo ha un suo perché. 

Meno, francamente, tanti altri aspetti. 

A partire dalla protagonista che ho trovato un bel po’ forzata e già vista: la classica “donna che non deve chiedere mai”, tosta e orgogliosa, dilaniata da una tragedia personale della quale però non parla mai perché wow, lei è troppo una dura per farlo.
Con un look che viene descritto fin troppe volte e un aspetto vagamente esotico che dovrebbe chissà perché bastare da solo a renderla misteriosa.
E con una professione che potrebbe essere molto, molto affascinante (psicologa forense, in pratica psicoanalizza i morti) ma che purtroppo non viene raccontata con molta intensità e rimane una fredda professione che sa più di C.S.I. che di un bel romanzo thriller. 

Ecco, la questione C.S.I. 

Confesso che mentre leggevo questo libro ho immaginato più volte le scene descritte come se fossero parte di una puntata di una serie poliziesca un po’ pulp.
E sapete cosa? Ci stavano benissimo. 

Gli inseguimenti in auto (se siete in grado di consigliarmi un romanzo nel quale ci siano inseguimenti in auto veramente coinvolgenti ve ne sarò riconoscente in eterno), gli scontri fisici, gli interrogatori…
Tutte cose perfette per una sceneggiatura, ma purtroppo noiose e a tratti addirittura fastidiose in un romanzo. 

Per non parlare di una mezza storia d’amore che ha lo spessore di una foglia secca e che resta sullo sfondo ad aspettare i momenti di vuoto di trama per fare un’apparizione.

Anche la mancanza totale di una qualsiasi immersione nella psicologia della protagonista mi ha irritata non poco. 

Forse, però, la cosa che ho trovato più lontana da me in assoluto è il linguaggio utilizzato.
Sempre, appunto, da serie TV poliziesca.
Con termini ridicolmente “forti” ed espressioni imbarazzanti. 

Insomma, questa volta non so davvero che cosa ci abbia trovato il mio fedele consigliere Stephen King perché a me no, non è piaciuto nemmeno un po’. 

Mi andava lo stesso di parlarvene però perché anche i romanzi che non mi fanno impazzire hanno qualcosa da insegnarmi.

Ora ditemi, voi lo avete letto? 

Piccoli sporchi segreti, Meg Gardiner

📕

[Cover Image: Sara Ottavia Carolei/Instagram]

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