Dire di no è tutt’altro che semplice, soprattutto quando ancora non ci si sente super affermati, ma imparare a rifiutare un lavoro è essenziale per mantenere solido il nostro personale ecosistema.

💜Che sia perché sentiamo che non fa per noi, perché non ci piace l’azienda committente, perché il tema non ci è affine, perché temiamo che rovinerebbe l’insieme, perché è pagato male, o perché non avremmo il tempo necessario per portarlo a termine come si deve.💜 

Anche se avete appena cominciato, dire sempre sì non vi aiuterebbe. Anzi.

Vi racconto una storiella come esempio, legata a una mia personale esperienza lavorativa (eviterò i nomi per riservatezza).

Qualche anno fa ho cominciato a collaborare con un magazine appena uscito, ma con firme e sponsor di grande prestigio.
Mi è stata affidata una piccola rubrica mensile per la quale scrivevo e realizzavo le mie illustrazioni.
Ero molto contenta: mi lasciavano un bel po’ di libertà creativa e decisionale e avevo la possibilità di fare entrambe le cose che più amo: scrivere e disegnare.

Poi, d’un tratto, la situazione è completamente mutata diventando a dir poco antipatica.

Non solo non si decidevano a pagarmi (e proprio da questa brutta esperienza ho imparato a farmi SEMPRE firmare preventivi e/o contratti), ma hanno cominciato a criticare le mie scelte che fino a qualche giorno prima trovavano eccellenti.

Tutto ciò perché, ho appreso solo alla fine da un mortificato ma ben poco di polso direttore, l’agenzia che si occupava della pubblicità voleva piazzare al posto mio una ragazza che per inciso non era neanche né scrittrice, né illustratrice.

Il loro modo di fare è stato oltremodo scorretto, umiliante e crudele su stessa ammissione del suddetto direttore che si è cosparso il capo di cenere, ha ammesso la clamorosa ingiustizia, ma non ha avuto il coraggio di prendere una posizione netta. 

La collaborazione è finita in un modo molto triste, ma la cosa assurda è che qualche mese dopo ha avuto la faccia tosta di scrivermi nuovamente per chiedermi di ritornare a lavorare per lui. 

Gli ho fatto notare che non solo stavo ancora aspettando i miei soldini, ma che mi risultava piuttosto difficile fidarmi di una redazione che si permette di spolparti e poi buttarti via facendoti dire cose cattive da un (scusatemi) deficiente pubblicitario che d’improvviso decide che non vai più bene solo perché vuole piazzare la sua assistente al posto tuo. 

Nonostante le sue insistenze e la promessa (che poi che cavolo è una promessa nel lavoro, mica va bene!) di pagarmi gli arretrati e di essere puntuale nei bonifici in futuro, io ho detto di no. E l’ho detto con immensa sicurezza. 

Mi piaceva tantissimo quel lavoro, ne andavo così fiera e mi stimolava tanto, ma sentivo nel profondo del mio cuore che accettare di tornare indietro sarebbe stato scorretto nei confronti di quella me stessa che, sia come professionista che come essere umano, era stata ferita e trattata male. 

Sapete cosa? Non me ne sono affatto pentita, anzi.

Da questa esperienza ho imparato (come vi accennavo sopra) a essere irremovibile, a far firmare i preventivi validati con la scadenza del pagamento ben indicata, a farmi trattare con rispetto così come con rispetto io ho sempre trattato e sempre tratterò le persone con le quali collaboro.
Siano queste piccine o gigantesche. 

E ho imparato anche che rifiutare un lavoro non è sempre un harakiri.
Che quando sai bene chi sei, dove stai andando e quali sono i tuoi valori sai anche riconoscere quando è il momento di dire: “no, grazie.”

Potrei farvi anche altri esempi, ma credo abbiate capito dove voglio arrivare.
Il rifiuto a volte è essenziale.

Anche se la motivazione del vostro “no” non dovesse risiedere in qualcosa di così forte come nella mia esperienza raccontatavi sopra, la questione resta identica.

L’importante è sempre esserne convinti e rifiutare per ragioni valide, sia che vogliate esprimerle a chi vi ha chiesto una collaborazione o che preferiate tenervele per voi. 

Cercate sempre di essere gentili, rispettosi, corretti e di non fare gli snob.
Se il cliente dovesse proporvi qualcosa di intrinsecamente sbagliato, come un lavoro non pagato o pagato malissimo, fateglielo pure notare.
Sempre con eleganza, che è fondamentale per comunicare meglio e per sentirci meglio.

E non sognatevi nemmeno di non rispondere, a meno che la proposta non sia davvero qualcosa di imbarazzante (anche in quel caso, però, io una rispostina educata ma per le rime la darei). 

Voi che ne pensate?
Vi è mai capitato di rifiutare un lavoro?
Se sì per quale ragione?
Condividiamo le nostre esperienze!

(Proprio come nella frase che ho messo come copertina, ricordatevi che l’importante, alla fine, è sempre rendervi fieri di voi stessi).

💜

[Cover Image: Make Yourself ProudSara Ottavia Carolei/Bibiduni]

https://www.saraottaviacarolei.com

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