History of Art

Notre-Dame in fiamme

Notre-Dame in fiamme!
Mi è parso impossibile mentre guardavo il fuoco alzarsi verso il cielo dalle prime immagini ancora sgranate del telegiornale.
Questo incendio, ho pensato, finirà per sancire un prima e un dopo. 

Sento già discorsi su “quanto era bella Notre-Dame prima del tragico incendio del 2019”.
Immagino tra dieci anni persone che potranno dire che l’avevano visitata e altre che lamenteranno di non averlo mai fatto. 

La cattedrale che svetta sull’Île de la Cité con la Rive Droite da una parte e la Rive Gauche dall’altra è dal 1991 patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Simbolo indiscusso del cattolicesimo francese, ma luogo amatissimo anche al di fuori della sua funzione religiosa, Notre-Dame è uno dei monumenti più visitati e fotografati al mondo. 

La sua costruzione cominciò nel 1163 su iniziativa del vescovo Maurice de Sully prendendo il posto di un edificio sacro dedicato a S. Etienne che a sua volta era stato costruito sopra a un tempio dedicato a Giove.

Eccellenza dello stile gotico, che nella cattedrale di Notre-Dame trova una delle sue espressioni più suggestive, la sua realizzazione richiese ottantasette anni e numerosissimi restauri e interventi successivi. 

Ieri, in poche ore, la struttura in legno di quercia che reggeva il tetto è crollata, insieme ad alcune vetrate e alla guglia.

Ora ci vorranno, si dice, almeno trent’anni prima che possa ritrovare la sua forma originale.
Che però, ahimè, sappiamo tutti non sarà mai davvero la stessa.

Sono grata di averla visitata più volte anche se ora non mi sembrano abbastanza.
Sono grata di avere vissuto a Parigi e di avere considerato per un po’ anche Notre-Dame un simbolo di casa. 

Le cose belle che noi umani creiamo sono anche fragili e proprio per questo vanno amate moltissimo.

Se c’è una cosa che l’incendio di Notre-Dame può portare di buono è un risveglio della nostra coscienza verso l’arte, l’architettura, la storia.
Dare per scontato che un monumento, un’opera restino per sempre lì dove sono è sciocco e pericoloso. 

Probabilmente la pensavano così anche i babilonesi ai tempi di Nabucodonosor II e guardate dove sono finiti i Giardini Pensili (qualcuno dice che non siano mai esistiti, io dissento). 

Non so dove abitiate, ma sono certa che nei dintorni di casa vostra ci sia almeno una vecchia chiesetta, un piccolo museo, un palazzo storico da visitare. Andate a dargli uno sguardo di amore, fategli sentire che ci siete e che la sua presenza non è irrilevante. 

L’arte e l’architettura hanno un cuore che custodisce il genio di chi li ha creati e spesso anche la fatica, il sudore e le lacrime di chi li ha costruiti. 

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