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Salone di Archeologia (TourismA, Firenze 2020)

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Datemi conferenze di archeologia e arte antica dalla mattina alla sera e io sono felice.
Nel mio habitat. Al limite dell’esaltazione. 

Sono arrivata al Salone di Archeologia (TourismA, Firenze 2020) saltellando dall’impazienza e piena di grandi speranze. Sono andata via con gli occhi che brillavano piena di spunti, cose nuove imparate, grandi progetti, importantissimi contatti. Ispirata, fiera, grata. 

Al Palazzo dei Congressi di Firenze il programma del convegno organizzato da Archeologia Viva (Giunti)* era davvero ricco, tanto che il sabato mi è toccato persino fare delle “scelte di Sophie”. 

Archeologi, professori universitari, egittologhi (o egittologi, come preferite, alla Treccani vanno bene entrambi 😆), divulgatori, presidenti di associazioni prestigiose, ricercatori, studiosi… conferenzieri di altissimo profilo che, cosa paradossalmente rara, avevano davvero qualcosa da dire e da fare imparare agli altri. 

Questo Salone di Archeologia ha rappresentato per me una full immersion (espressione detestabile, ne cercherò un’altra promesso) di studio, approfondimento e aggiornamento di altissimo livello. Testimoniata dalle centocinquantamila pagine di appunti che ho preso di giorno (tunnel carpale, ciao) e poi ricopiato al computer e archiviato di sera (ascendente Vergine, ciao). 

Il terzo giorno, ovvero la domenica, l’ho saltato perché avevo altri appuntamenti di lavoro a Milano che avrete sicuramente seguito nelle storie su Instagram.

Qui di seguito vi farò un bel sunto di quello a cui ho avuto la felicità di assistere venerdì 21 e sabato 22 al Palazzo dei Congressi di Firenze. 

Nota: Ho seguito diversi altri incontri oltre a quelli dei quali vi parlo oggi, ma ho scelto di raccontarvi solo quelli per me più illuminanti altrimenti mi avreste uccisa. Insomma, mi sono toccate altre “scelte di Sophie”.

Venerdì 21 febbraio 

* Daniele Morandi Bonacossi, professore ordinario di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente Antico dell’Università di Udine, è un grande archeologo che seguivo già da moltissimo tempo. Morandi Bonacossi è una sorta di leggenda vivente per chi è del settore e personalmente lo ammiro tanto. Sia per come lavora, che per come divulga. Al Salone di Archeologia ha parlato della Mesopotamia del nord fra Impero Assiro e Alessandro Magno, raccontandoci le campagne di scavi e i conseguenti ritrovamenti nei territori del Kurdistan iracheno. L’Impero Assiro, il primo impero globale della storia, in queste zone può essere finalmente indagato dal suo punto focale. Gli straordinari rilievi rupestri scoperti dalla spedizione, rilievi che celebravano le grandi opere idriche degli imperatori, per esempio, sono molto molto rari e dunque ancor più eccezionali. Non solo scoperte in sé e per sé però: la missione di Daniele Morandi Bonacossi e del suo team è preziosissima per instaurare rapporti di cooperazione internazionale in un territorio oltremodo fragile dove spesso il patrimonio artistico, storico e culturale è seriamente a rischio.
Nessuno di noi potrà mai infatti dimenticare la tragica distruzione avvenuta nel museo di Mosul nel 2015 da parte dell’Isis dove tavolette con iscrizioni assire, babilonesi, sumere e accadiche, statue, bassorilievi e molti altri manufatti testimonianze della storia dell’umanità vennero letteralmente polverizzati dalla follia iconoclasta degli uomini del Califfato. (Basta mi fermo perché sennò finisce che ci piango sopra per l’ennesima volta). 


* Lo storico dell’arte Philippe Daverio ha tenuto una lezione sul concetto di bellezza e su quanto sia molto più adeguato parlare di armonia, dato che a differenza della prima quest’ultima è in qualche modo misurabile.
L’armonia rappresenta infatti un equilibrio tra le parti e così “ci si può mettere d’accordo” per citare Daverio. La bellezza invece è un patto sociale, per sua intrinseca natura legato al tempo e quindi destinato a mutare. Sarà dunque secondo lui l’armonia e non la bellezza a salvare il mondo, come dice invece il principe Miškin ne L’Idiota di Dostoevskij del 1869 (forse, per altro, dato che nella versione originale come aveva già fatto notare in altre occasioni Philippe Daverio il significato è un tantino più enigmatico).
Nell’intervento di Daverio ho trovato un grande spunto anche a partire dalla sua riflessione sul fatto che a uno sciamano non interessi la cifra estetica di un feticcio, la cui funzione magica è di per sé sufficiente a renderlo prezioso. Ovvio, si tratta di una generalizzazione gigante, ma il concetto passa comunque forte e mi farà scervellare per molto tempo…


* L’egittologa Patrizia Piacentini ha parlato della campagna di scavi nel deserto di Assuan dove in un’area di circa venticinque chilometri quadrati sono state rinvenute all’incirca trecento tombe. Le tombe in questione, in parte sotterranee e in parte scavate nella collina, appartenevano a persone del luogo e furono edificate tra il VII secolo a.C. e il III secolo d.C. Come quasi sempre erano state visitate dai ladri, ma ciò non ha impedito alla squadra di trovare al loro interno reperti di valore immenso. Cartonnage, ceramiche simili a quelle meroitiche, frammenti del coperchio di legno di un sarcofago con sopra disegnata una testa di leopardo pantera (animale importantissimo nell’Antico Egitto), piccole mummie ancora da capire se appartenenti a bambini o a gatti, una rarissima barella in legno di palma e lino, ma non solo.
Su tutti, uno dei ritrovamenti più affascinanti riguarda dei… pinoli!
Molto rari nell’Antico Egitto visto che erano di importazione, al team dell’Università degli Studi di Milano guidato dalla professoressa Piacentini è piaciuto immaginare che i defunti sepolti nella tomba in questione ne fossero così ghiotti da far decidere ai parenti di lasciarne loro scorte per l’eternità.
Oltre alla presentazione dei ritrovamenti ottenuti con una sola campagna di scavi, la parte più preziosa della conferenza tenuta da Patrizia Piacentini ha per me riguardato il racconto della quotidianità sul campo. Aneddoti, momenti, scene, discorsi, abitudini… farci entrare nell’intimità della campagna di scavo in questione è stato un regalo davvero generoso.
Altro punto magico, la sua riflessione sul diritto che hanno gli archeologi di tirare fuori da una tomba una persona che vi riposa. Una riflessione che mi tormenta da parecchio e che con la mia ultima visita al British Museum di Londra si è intensificata. Vedendo decine e decine di persone fotografare i resti di uno sconosciuto conservato dentro a una teca a migliaia di chilometri dal luogo nel quale avrebbe dovuto trovarsi, infatti, mi è venuta un po’ di tristezza. Detto ciò io sono per la presenza trasversale di reperti, manufatti, opere d’arte &Co. nei vari musei del mondo e non penso affatto che ciò che è stato prodotto in Egitto debba stare solo in Egitto, ciò che è stato prodotto in Australia debba stare in Australia e così via. Come non penso che la Gioconda di Leonardo debba tornare in Italia (anche perché, sorry not sorry, l’ho sempre trovata così poco interessante 🤷🏼‍♀️). Penso però che quello di cui ci occupiamo abbia la funzione di scoprire, raccontare e conservare testimonianze del passato e che il lato umano e la dignità di chi ci ha preceduti sia sempre da preservare prima di qualsiasi cosa.
Un discorso super complesso nel quale non mi addentrerò oltre, non ora almeno!


*Il preparatissimo etruscologo Jacopo Tabolli ha raccontato con precisione ed entusiasmo il ritrovamento della statuina ribattezzata Hinthial. Di forte valore religioso-rituale, Hinthial (che tra l’altro ho personalmente trovato di una bellezza strepitosa) è un bronzetto ellenistico dell’Etruria che ora è esposto al museo di San Gimignano in Toscana, territorio nel quale è stata rinvenuta. La storia della statuina è affascinante, i dettagli che la riguardano raccontano a loro volta molte altre storie. In più la narrazione passo dopo passo che ha fatto Trabolli del processo di studio successivo alla scoperta mi ha appassionata tantissimo. Al punto che mi sono messa a ripassare le questioni riguardanti i manufatti etruschi di quel periodo e che sto programmando una gita in quelle bellissime zone per conoscere Hinthial di persona.


* Il sindaco di Spalato André Krstulovic-Opara, appassionato archeologo, insieme con l’ambasciatore croato a Roma e il presidente del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali della Croazia hanno invitato nella suggestiva cittadina dalmata alla quale il celebre Palazzo di Diocleziano fa da centro e da simbolo sin dal 305 d.C.
Nel 1979 questa meravigliosa opera architettonica è entrata a far parte del patrimonio UNESCO, ma è dalla sua costruzione che la Dalmazia ne è giustamente fiera, orgogliosa e lo tutela con amore. E io non vedo l’ora di visitarlo!


Sabato 22 febbraio 

* Il divulgatore scientifico Mario Tozzi, che al momento è impegnato con una nuova serie di documentari di Sapiens per Rai 3, ha riflettuto su come parlare di ricerca senza annoiare. Ha dato mille mila spunti che ho captato alzando le antenne come non mai (il tema è per me caldissimo e Tozzi è per me un grande esempio) e ha dimostrato ancora una volta che una preparazione come la sua non deve per forza fare rima con boria. Anzi!


* Il presidente della FAI Andrea Carandini ha fatto un necessario appunto sulla professionalità, sulla preparazione, su quanto sia importante soprattutto essere competenti, darsi da fare, sapere comunicare.


* Elena Rocco della Ca’ Foscari di Venezia ha presentato il lavoro #smARTradio di Radio Magica Onlus: un progetto inclusivo e fruibile che supera qualsiasi immaginaria barriera architettonica. Tra mappe parlanti, racconti narrati e una massima accessibilità attenta alle esigenze di tutti, #smARTradio è un eccezionale lavoro di divulgazione storico-archeologico-artistica legato alla memoria dei territori dedicato a bambini e ragazzi ma non solo.


* L’egittologa Roberta Petrilli ha presentato il viaggio a cura dalla storica Agenzia Rallo di Mestre sulle orme di Giovan Battista Belzoni (1778-1823). Una serie di tappe che seguono i percorsi del grande esploratore italiano il quale, oltre a  scoprire moltissimo nella terra dei Faraoni, ha lasciato testimonianze scritte così poetiche ed evocative da far venire le lacrimucce!
Curiosità: pare che siano stati il suo spirito avventuroso, la sua prestanza fisica e il suo grande fascino a farne l’ispirazione nientemeno che per il mio amatissimo Indiana Jones (che a sua volta dà il nome al gatto siamese di Amelia M. nei miei libri eheheh!)


Extra I: al Salone di Archeologia TourismA erano presenti numerosi stand regionali interessanti, stand di associazioni che presentavano tra le altre cose proposte formative niente male e un bookshop piuttosto fornito con una bella panoramica di titoli.

Extra II: al Salone di Archeologia TourismA è stato presentato anche il mastodontico programma di Firenze Archeofilm, Festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente che si terrà dall’11 al 15 marzo. L’ingresso è libero e gratuito e la lista dei film la potete consultare qui.

Extra III: piacevole scoperta per me è stata anche la web radio dei ragazzi di Let’s Dig Again che si occupa di archeologia e che era presente in fiera con il suo stand. Let’s Dig Again è entrata subito nella mia lista delle talk radio preferite! Va beh, okay, lo sapete che ascolto solo talk radio quindi riformulo: delle mie radio preferite. 

***Un applauso a parte ci tengo a farlo al direttore della manifestazione nonché di Archeologia Viva, pubblicazione che amo e leggo sempre. Piero Pruneti, che nel 1982 ha fondato la rivista e tanti anni dopo la dirige mostrandosi ancora entusiasta in modo contagioso, oltre ad avere organizzato TourismA con un calendario impeccabile ha moderato e presentato tantissimi incontri. Ha dimostrato così con la sua presenza e le sue scelte di non venire mai meno all’impegno preso per portare sempre più in alto l’archeologia in tutte le sue sfumature. 


🏺🔍🧡

{Cover Image: Sara Ottavia Carolei, 2020}

*Sara Ottavia Carolei

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