Scrivere un romanzo: le ambientazioni immaginarie

🌎🌟✍🏼🧡 Anime scrittrici, il 22 marzo 2022 in questo post parlavamo delle ambientazioni conosciute. Oggi invece parliamo di quelle immaginarie, ovvero di tutti gli scenari che creiamo su misura per i nostri romanzi! 

Mi sono interfacciata per la prima volta con le ambientazioni immaginarie nel 2015, quando ho scritto uno Young Adult che ancora non ho pubblicato (ma che arriverà, arriverà). Circa cinque anni dopo, nel momento in cui ho cominciato a costruire lo scenario di fondo per “L’isola dei tarocchi” (I misteri di Amelia Montefiori, Vol. 2) ero già in parte preparata alla mole di lavoro che avrei affrontato. L’Isola di Esperanza, perla del Mediterraneo nella quale si dipana la trama della seconda avventura di Amelia Montefiori, è completamente inventata. Volevo un luogo che fosse tutto mio e di Amelia, da plasmare, da definire nei più piccoli dettagli.

Creare ambientazioni immaginarie è sia divertente e che super impegnativo, anime belle. Dare vita a luoghi che non sono già presenti sulle cartine geografiche, fondare città, aprire ristoranti, far scivolare strade tra i palazzi, inserire piazze, posizionare vigorose cascate, rinominare spiagge… è un lavoro così magico, così creativo, così potente! Come vi dicevo, però, è anche molto impegnativo.

Una delle buone ragioni per scegliere di ambientare il vostro libro in un luogo creato ad hoc è la possibilità di spostare la localizzazione senza dover fare ricerche sul campo. Sia nel post generico sulle ambientazioni nei romanzi che nel post sulle ambientazioni conosciute vi ho parlato della mia visione rispetto alle ricerche e all’accuratezza. Sapete dunque che personalmente preferisco ambientare romanzi solo in posti che già conosco. Mettiamo però che mi venga una voglia matta di scrivere una storia che si svolge nel deserto, ma mi sia difficile salire su un aereo e visitarne uno. In questo caso potrei creare un mio deserto, che non sia quello del Sahara, né quello di Taklamakan. Riesco a spiegarvi cosa intendo? Creare un’ambientazione immaginaria può essere utile per dare aria alle nostre storie, per spostarle dal nostro epicentro, per allargarci. Tutto questo, rispettando le ambientazioni conosciute, tangibili. 

Ecco un po’ di domandine da farci prima di metterci a lavorare sulle ambientazioni immaginarie. 

🌎🌟✍🏼🧡 A QUALI LUOGHI ESISTENTI MI ISPIRO?
Per “Magici intrecci a Violet Bay”, il mio Magical Romance autoconclusivo, ho inventato una cittadina del Maine. Violet Bay, appunto. Per lei mi sono ispirata ad altre cittadine della costa del Maine e a cittadine statunitensi con caratteristiche simili. Per l’Isola di Esperanza ne “L’isola dei tarocchi”  invece ho usato le Baleari, Malta, l’Isola del Giglio, un paio di isolette greche che preferisco tenere segrete e alcuni panorami delle nostre coste italiane. Questi luoghi hanno avuto la funzione di una miccia, ma poi le mie ambientazioni hanno preso una loro strada. 

🌎🌟✍🏼🧡 QUANTO SARÀ AMPIA LA MIA AMBIENTAZIONE IMMAGINARIA?
Una città? Magari un singolo quartiere? Una nazione? Oppure ancora un continente? Mettiamo che scegliate qualcosa di mediamente ampio, come nel mio caso con l’Isola di Esperanza ne “L’isola dei tarocchi”, allora sarà importantissimo andare a fondo con i dettagli. L’Isola di Esperanza è uno Stato Insulare, ha una sua storia, un suo passato di dominazioni, un suo sistema economico, una sua cultura, una sua moneta, suoi piatti tipici, sue tradizioni… Per quanto non tutti questi particolari rientrino fortemente nella trama, io li ho studiati e costruiti con minuziosità e lo stesso consiglio di fare a voi. 

🌎🌟✍🏼🧡 DOVE SONO COLLOCATI GEOGRAFICAMENTE QUESTI LUOGHI IMMAGINARI?
Prendete la cartina e osservatela attentamente. Diciamo che avete scelto di ambientare la vostra storia in Finlandia, in una cittadina fittizia. Lo Stato che la ospita esiste eccome, dunque dovrete decidere dove posizionarla con esattezza e fare in modo che abbia un perché il suo esistere. Non potrete sovrapporla ad altre località, né piazzarla in un punto in cui non avrebbe senso di stare. Bisogna tenere conto della realtà concreta che la circonda! Per Violet Bay per esempio ho cercato e cercato e alla fine ho scelto un piccolo golfo inabitato, ma non per questo inospitale. 

🌎🌟✍🏼🧡 CHE RELAZIONI HANNO QUESTI TERRITORI CON GLI ALTRI CONOSCIUTI?
Il nostro quartiere immaginario è considerato di lusso o popolare rispetto ad altri quartieri della città? La nostra città è un punto nevralgico per il commercio ittico all’interno della nazione? Il nostro Stato possiede una buona rete di trasporti? Raggiungere questo luogo è semplice o complesso? 

🌎🌟✍🏼🧡 ATTENZIONE A NON SOVRAPPORRE/COPIARE!
Consiglio extra: evitiamo di creare una “capitale italiana della moda”, perché esiste già. Evitiamo di parlare delle “cascate più alte del mondo”, perché esistono già. Insomma, tornando a quanto dicevo all’inizio: rispettiamo i luoghi esistenti! Crearne di nuovi serve proprio a crearne di nuovi, perdonate la ridondanza. 😹

PS: In caso di mondi veri e propri, il discorso si amplierebbe e io non sarei la persona adatta per parlarvene, dato che non ne ho ancora inventati.

Un abbraccio magico a voi! 

🌎🌟✍🏼🧡

{Cover Image: Sara Ottavia Carolei – ovviamente questa in foto non è un’ambientazione immaginaria, ma il bellissimo Monte Conero al quale sono tanto legata ☺️}

*Sara Ottavia Carolei

💌 Ti è piaciuto questo post? Lo hai trovato utile?
Spargi la voce, condividilo con altre anime e fammelo sapere.
Il tuo supporto è prezioso! 🙏🏼

Condividi con noi il tuo sentire! 💟