Lag Ba’omer, una bellissima festività ebraica

💗🌸🔥✡️ Care anime, dal tramonto di oggi al tramonto di domani (nel calendario ebraico 18 Iyar 5782) celebriamo Lag Ba’omer, una allegra festività che personalmente sento moltissimo! Spiegarne l’origine è un lavoraccio, ma ci provo…

Lag Ba’Omer cade il trentatreesimo giorno del conteggio dell’Omer, che va dal secondo giorno di Pesach alla festa di Shavuot. Il periodo dell’Omer è un periodo di “lutto”, di silenzio, che termina con il gioioso Lag Ba’omer. In questo giorno si commemora la morte di Rabbi Shimon bar Yochai, il luminoso cabalista autore del libro dello Zohar. E si ricorda la fine di una misteriosa piaga punitiva mandata dal divino che colpi gli allievi di Rabbi ‘Akivà perché non si comportavano tra loro come predicavano. Tra gli insegnamenti di Rabbi ‘Akivà – un rabbino che ha fatto della conoscenza e della fede le sue ragioni di vita e che ha vissuto in un periodo storico molto arduo per il popolo ebraico – spiccava infatti quello del profondo rispetto reciproco.

Abbiate clemenza per la mia spiegazione di cosa sia Lag Ba’omer, se farete qualche ricerca capirete che riassumere l’origine di una festività ebraica non è mai semplice e che con Lag Ba’omer il livello di complessità si alza fino alle stelle! 

Posso però parlarvi dei significati universali di Lag Ba’omer e dei significati che percepisco io.
Come dicevo in apertura si tratta di una festività allegra, gioiosa. Il tradizionale falò che viene acceso rappresenta la luce di Rabbi Shimon bar Yochai, la cui grande missione fu quella di portare l’elevazione spirituale giù nel terreno. Allievo di Rabbi ‘Akivà, Rabbi Shimon fu tra i primi a diffondere gli aspetti mistici della religione ebraica, che riuscì a tradurre in atti pratici. Partecipò alle rivolte contro i romani e non smise mai di mostrare la sua avversione per i loro metodi repressivi. Ai romani questo non piacque e Rabbi Shimon venne perseguitato: l’intento era quello di condannarlo a morte come avevano fatto con Rabbi ‘Akivà. Così, Rabbi Shimon si rifugiò in una grotta dove rimase nascosto insieme al figlio per ben dodici anni. Dodici anni durante i quali studiò a fondo la Torah e raggiunse un livello di elevazione spirituale altissimo. Una volta uscito dal suo nascondiglio, Rabbi Shimon fu in grado di portare le sue conoscenze spirituali nel manifestato, aiutando la popolazione a risolvere molteplici problemi di vario ordine legati alle normative ebraiche. 

In Lag Ba’omer io vedo una celebrazione della fede che muove tutto, della luce divina universale che colpisce i dubbi e li rischiara, della conoscenza che ci spalanca porte illimitate, della dedizione alla nostra missione evolutiva. Durante Lag Ba’omer io esercito l’arte dell’ascolto, della meticolosità, dell’andare a fondo per comprendere. E mi concentro sul bellissimo concetto dei Maestri del “portare kavòd” ovvero onore, un onore che è sinonimo di rispetto, ma lo è forse all’ottava più alta. Portare kavòd significa saper trovare nelle altre anime quello che a noi manca e, appunto, onorarlo. Una caratteristica, una capacità, una abilità, un talento, un modo di muoversi, un’attitudine… Lag Ba’omer mi spinge a osservare e carpire, a celebrare le nostre bellissime unicità che, quando ammirate, ci arricchiscono a vicenda.

Nella foto vedete il mio piccolo altarino di Lag Ba’omer! Ecco i significati simbolici che ho attribuito ai suoi elementi: al centro c’è una candela, la cui fiamma rappresenta la fede. Intorno le pietre, solide come le inossidabili qualità animiche mie e delle anime che mi circondano. Sopra petali essiccati, belli e volatili, come i nostri scambi di sapere. Infine un fiore di Primula obconica che rappresenta la freschezza della vita che rinasce. Tutto racchiuso in una ciotola di vetro trasparente, per ricordare la purezza della missione di luce. 

Un abbraccio magico a voi! 

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{Cover Image: Sara Ottavia Carolei}

*Sara Ottavia Carolei

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